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Hatha Yoga

LA DANZA DEL RESPIRO 

Lo Hatha Yoga non è una religione, bensì un sistema di vita.

¨   E’ un insieme di discipline pratiche dalle quali tutti possono trarre vantaggio per migliorare il proprio benessere  psico-fisico.

¨   Praticando lo Hatha yoga, con le posizioni e la respirazione, il corpo e la mente comunicano a livello energetico sottile, tonificandosi e armonizzandosi.

¨   Le posture, in questo sistema, sono organizzate in successione finalizzata alla mobilizzazione corporea. Il tono muscolare è l’elemento essenziale permanente, di coordinazione motoria e di tenuta della superficie articolare tramite la “tensione” equilibrata delle fasce muscolari.

¨   Il flusso ininterrotto del movimento, con una tecnica respiratoria unica, fa dello Hatha yoga una scienza motoria a parte rispetto a tutte le altre attività fisiche.

¨   Le condizioni essenziali di una tenuta articolare risiedono nell’integrità del sistema nervoso centrale. Infatti le posture, essendo complementari e bilanciate, sviluppano forza e flessibilità proteggendo il corpo dall’usura.

¨   Dopo aver ritrovato la propria reale natura, l’uomo vive in conformità con essa. Quindi nella vita quotidiana si otterrà equilibrio, forza e serenità.

Rossana De Paolis

 meditazione

I 18 principi del DALAI LAMA

 

1) Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.

2) Quando perdi, non perdere la lezione.

3) Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.

4) Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.

5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.

6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.

7) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.

8) Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.

9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.

10) Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.

11) Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.

12) Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.

13) Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.

14) Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.

15) Sii gentile con la Terra.

16) Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.

17) Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.

18) Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

 

Dalai Lama

 

(articolo tratto da http://risvegliati.altervista.org/18-principi-del-dalai-lama/ )

 


 

La ricerca scientifica sull’Hatha Yoga

Le ricerche scientifiche indicano che, all’interno di programmi pensati per favorire il benessere mentale e fisico di coloro che hanno una patologia conclamata, l’Hatha Yoga è uno strumento utile, pratico e valido.

La pratica regolare dell’Hatha Yoga, favorendo cambiamenti positivi nella qualità di vita e nelle condizioni fisiche e mentali, promuove il miglioramento di tanti aspetti legati alla nostra salute e l’equilibrio tra corpo, mente ed emozioni (Halder, Chatterjee, Pal, Tomer, Saha, 2015).

Dalle evidenze scientifiche emerge che la pratica dell’Hatha Yoga ha un effetto positivo sulla forma fisica migliorando, ad esempio, la resistenza cardiorespiratoria e il funzionamento neuromuscolare, alleviando i sintomi e la percezione dello stress (Halder et al, 2015). Inoltre, favorisce un cambiamento positivo nelle caratteristiche antropometriche e nella flessibilità (Cheung, Wyman, Bronas, McCarthy, Rudser & Mathiason, 2017; Cheung, Wyman, Resnick & Savik, 2014). Le posture, la respirazione e gli esercizi meditativi aiutano ad affinare anche la capacità di elaborazione delle informazioni percettive, visuo-spaziali e l’attenzione (Gothe, Kramer, McAuley, 2017) e contribuiscono a migliorare la percezione di sé aumentando il senso di agency (Gwiaździński, Fedyk, Krawczyk, Szymański, 2017).

Nello specifico la pratica degli asana giova alle funzioni cognitive aumentando il flusso sanguigno cerebrale, la neurogenesi e i fattori neurotrofici che supportano la salute neuronale; mentre gli esercizi di respirazione e di meditazione agiscono positivamente sulle funzioni cognitive aiutando a focalizzare l’attenzione sul momento presente (Derry, Jaremka, Bennett, Peng, Andridge, Shapiro, Malarkey, Emery, Layman, Mrozek, Glaser & Kiecolt-Glaser, 2015).

L’Hatha Yoga è un intervento aggiuntivo efficace anche per coloro che continuano ad avere sintomi depressivi nonostante abbiano intrapreso un trattamento farmacologico e psicoterapeutico. In studi scientifici che si sono concentrati su persone con depressione è emerso infatti che, attraverso la pratica dello Yoga, il funzionamento sociale e personale migliora e si sviluppa una percezione generale più adeguata della propria salute nel tempo (Uebelacker, Tremont, Gillette,Epstein-Lubow,Strong, Abrantes, Tyrka, Tran, Gaudiano, Miller, 2017). La pratica si è rivelata inoltre uno strumento efficace anche nel diminuire in modo significativo la ruminazione, quindi nel favorire il benessere (Kinser, Bourguignon, Whaley, Hauenstein & Taylor,2013), e nel ridurre i sintomi depressivi anche nei controlli di follow up (Uebelacker et al, 2017). L’uso dell’Hatha Yoga sarebbe quindi da promuovere all’interno di progetti di cura e promozione della salute per persone che soffrono o hanno sofferto di depressione, anche perché i benefici di tale pratica sembrano cumularsi nel tempo (Uebelacker et al, 2017).

La depressione è spesso presente, insieme all’ansia, nelle persone con disturbi alimentari. Dalle ricerche scientifiche emerge che la pratica dell’Hatha Yoga, inserita all’interno di un programma di trattamento ambulatoriale dei disturbi alimentari, favorisce la riduzione di questi sintomi e del disturbo dell’immagine corporea senza influire negativamente sul peso (Hall, Ofei-Tenkorang, Machan, Gordon, 2016). L’Hatha Yoga è quindi una pratica efficace nel favorire l’autoaccettazione, la riduzione dello stress e dei sintomi legati all’umore anche per persone con disturbi alimentari che seguono un programma di trattamento ambulatoriale standard (Hall et al, 2016).

Gli stati affettivi negativi come ansia e depressione sono comuni anche dopo una malattia cardiovascolare, in questi casi infatti il tasso di prevalenza può arrivare fino al 31% (Yeung, Hosen Kiat, ,Denniss, Birinder, Cheema, Bensoussan, Machliss, Colagiuri & Chang, 2014). Da quanto emerso dalle ricerche scientifiche sulla riabilitazione cardiaca l’Hatha Yoga risulta benefico per la circolazione del sangue in quanto l’attivazione e il rilassamento dei muscoli durante il movimento migliorano gli effetti della pompa muscolo-scheletrica, mentre la co-attivazione dei muscoli antagonisti durante le posture può creare regioni di pressioni relativamente basse e alte che migliorano la circolazione sanguigna (Yeung, et al, 2014). Complessivamente è una pratica equilibrata che può ridurre i sintomi psicosociali, migliorare l’umore e le funzioni cardiovascolari e cognitive (Yeung et al, 2014), quindi, può essere utile inserirla all’interno dei programmi di riabilitazione cardiaca.

La ricerca scientifica mostra che la pratica dell’Hatha Yoga è efficace anche nel caso in cui si stia portando avanti una battaglia contro un cancro. Le donne sopravvissute al tumore al seno che, oltre alle cure mediche e ai controlli obbligatori, praticano Hatha Yoga, per esempio, sperimentano maggiore vitalità e la diminuzione dei sintomi depressivi rispetto ai gruppi di controllo (Kinser, Bourguignon, Whaley, Hauenstein& Taylor, 2013). L’attività dell’Hatha Yoga sembra avere una funzione significativa anche nel favorire la riduzione dell’infiammazione post operatoria e del senso di fatica percepita (Kinser et al, 2013). La pratica delicata, gli esercizi di respirazione e le meditazioni possono, quindi, essere utilizzati per contribuire a ridurre efficacemente le diverse difficoltà, come il dolore, la depressione o la stanchezza, che possono essere presenti, anche a causa delle cure mediche, nelle donne che hanno avuto un cancro al seno.

Recentemente sono state condotte delle ricerche anche sugli effetti dell’Hatha Yoga sulla salute di persone che sono state trattate per un tumore alla testa e al collo. La cura necessaria per questo tipo di tumore purtroppo provoca tossicità a lungo termine e un maggiore peso sul piano fisico e psicosociale nei sopravvissuti (Adair, Murphy, Yarlagadda, Deng, Dietrich & Ridner, 2018). Dagli studi emerge che le posture yoga, il respiro e la meditazione hanno un effetto positivo sulle condizioni di salute degli individui, favoriscono il miglioramento del tono dell’umore, la diminuzione dei sintomi spiacevoli e il recupero della funzionalità della spalla (Adair et al, 2018). L’Hatha Yoga risulta dunque efficace nel ridurre l’impatto degli effetti tardivi successivi al trattamento per un tumore alla testa e al collo (Adair et al, 2018).

Gli anziani con una diagnosi di osteoartrosi che praticano Hatha Yoga, per esempio, hanno un significativo miglioramento nella percezione dei sintomi legati alla patologia e mostrano una diminuzione dell’ansia e della paura di cadere (Cheung et al, 2014). La pratica dunque migliora i sintomi e la funzionalità di queste persone portandole a sperimentare notevoli benefici nella vita quotidiana (Cheung et al, 2014).

Con l’avanzare dell’età aumenta anche il rischio di malattie infiammatorie a causa del declino delle funzioni del sistema immunitario, quindi, la ricerca scientifica ha indagato l’efficacia della pratica dell’Hatha Yoga sull’infiammazione vascolare nelle donne anziane. È emerso che la pratica costante porta dei cambiamenti significativi e positivi nei fattori di infiammazione vascolare (Kim & Ju, 2017) ed è quindi uno strumento valido per contrastare il deterioramento fisico dovuto all’avanzare dell’età.

Dai dati raccolti in letteratura sembrerebbe, quindi, che la pratica dell’Hatha Yoga abbia il potenziale per influenzare positivamente più percorsi patologici; pertanto, risulta opportuno favorire lo sviluppo di interventi di sostegno mente-corpo per promuovere una migliore qualità di vita nei pazienti. Lo Yoga è una pratica poco costosa, facilmente accessibile, adattabile alle caratteristiche dei singoli, valida nel migliorare l’autoefficacia, l’accettazione del proprio corpo e nel ridurre la sintomatologia legata all’età, alla malattia, all’umore e allo stress.

L’Hatha Yoga dunque produce complessivamente benefici significativi nel corpo, aumenta la tolleranza allo stress, diminuisce l’ansia e la depressione, agevola la messa in atto di risposte funzionali per la regolazione emotiva (Medina, Hopkins, Powers, Baird & Smits, 2015) e favorisce il cambiamento delle proprie abitudini con effetti positivi sul proprio benessere e sulla salute mentale.

(articolo liberamente tratto da https://www.istitutobeck.com/yoga/la-ricerca-scientifica-sullhatha-yoga )

Il mio yoga recitando il Padre Nostro

La storia di suor Infant Tresa, clarissa francescana del Kerala ed insegnante di yoga.


Una pratica che – sostiene – non solo non è in contraddizione con la vita da religiosa e col cristianesimo ma aiuta ad essere cattolici migliori

La preghiera mattutina di suor Infant Tresa comincia con Padre nostro e namasté.
Oltre ad essere una delle 7mila clarisse francescane del Kerala, regione nel sud dell’India, la suora è infatti anche una delle insegnanti di yoga più note della zona.

Che questo tipo di meditazione sia una pratica legata alla filosofia induista non preoccupa minimamente la clarissa che a 60 anni, dopo una vita come infermiera negli ospedali del Paese, ha deciso di diventare una professionista dello yoga senza per questo rinegoziare la propria vocazione.

«Nel 1985 – ricorda la religiosa che oggi ha 66 anni – ho incontrato un maestro di yoga presso l’università dove studiavo. Gli parlai dei miei continui mal di schiena per i quali i medici mi avevano consigliato una serie di medicine e anche un corpetto speciale, che però non funzionarono. Lui mi disse di iniziare a praticare lo yoga e m’insegnò come fare. Mi sentivo meglio e trovai sollievo per i miei problemi di salute: la considerai una benedizione di Dio».

Per trent’anni ha praticato yoga, poi – in età da pensione – ha deciso di diventare istruttrice e oggi gestisce due centri di yoga nel Kerala dove ha insegnato il metodo a circa 4mila persone di tutte le età. «All’inizio – racconta – alcuni erano perplessi che una suora insegnasse yoga, ma non mi sono mai fatta scoraggiare dai dubbi delle persone».
Così suor Tresa ogni anno partecipa anche alle conferenze per i professionisti dello yoga, in India e all’estero, e nel 2015 ha ottenuto un riconoscimento per la sua attività da parte della Yoga Alliance.

Ad incoraggiarla sono la madre superiora e persino il vescovo che non sembrano dunque condividere le perplessità sollevate in passato da alcune voci autorevoli all’interno della Chiesa a proposito dello yoga. «Non c’è niente di contraddittorio con la fede cristiana – spiega suor Tresa –.

È per ignoranza che una parte dei cristiani si oppongono allo yoga, dicendo che appartiene all’induismo.
Lo yoga non è legato a nessuna religione, ma è un contributo dell’antica India al resto del mondo. È una pratica olistica che unendo fisico, mente, intelletto, emozione e spirito fa sentire meglio l’uomo, gli regala la pace e lo avvicina a Dio. Nel nostro mondo di violenza e crisi, dove gli uomini non hanno pace mentale e vivono una vita di stress e ansia, lo yoga consola. Inoltre, cambia la mentalità: aiuta ad essere meno materialisti e a liberarsi dal consumismo. Ecco perché le persone oggi lo praticano indifferentemente da religione, lingua e comunità di appartenenza».

Da religiosa, Tresa nello yoga ha trovato un enorme potenziale per la propria vita da consacrata tanto da consigliare alle consorelle di seguire le sue orme per migliorare la propria spiritualità: «Spesso i cristiani sono perplessi perché i mantra che si recitano durante la pratica sono in sanscrito hindù, ma non è un fatto centrale: io per esempio faccio yoga recitando preghiere cristiane». «Per me la fede è una risorsa nella mia attività – continua – e anche come insegnante di yoga, resto sempre una convinta seguace di Gesù Cristo. La pratica aiuta ogni persona dal punto di vista fisico e spirituale ma ai cristiani permette di sperimentare la pace che Gesù ci ha promesso: con lo yoga tutti possiamo diventare cattolici migliori».


( Ilaria Beretta http://www.mondoemissione.it/asia/mio-yoga-recitando-padre-nostro/ )

Le leggi del KARMA secondo il buddhismo

Il KARMA è esperienza,
l’esperienza crea memoria,
la memoria crea immaginazione e desiderio,

il desiderio crea di nuovo il KARMA.”

-Deepak Chopra-

L’obiettivo è riuscire ad approfondire le emozioni associate con la comprensione, la felicità e l’amore. In aggiunta, per il buddismo tutto lo sviluppo spirituale si materializza e si completa con aree come il lavoro sociale, l’etica e la filosofia.


LA NATURA DEL KARMA NEL BUDDHISMO
La parola Karma significa azione e consiste in una forza che trascende. Questo tipo di energia è infinita ed invisibile ed è conseguenza diretta delle azioni dell’essere umano. Il karma si regge su dodici leggi. Ognuna di esse permette di comprendere il senso spirituale dell’esistenza.

Nel buddismo non esiste un Dio che controlla, queste leggi provengono dalla natura (come la legge di gravitazione universale) e le persone hanno il libero arbitrio di applicarle o meno. Di conseguenza, fare bene o male dipende solo da noi e da tale decisione dipendono le conseguenze delle quali siamo, in gran parte, responsabili.

LE DODICI LEGGI DEL KARMA
Queste sono le dodici leggi del karma secondo il buddhismo:

1. LA GRANDE LEGGE: questa legge può essere riassunta nella frase “raccogliamo quello che seminiamo”. È nota anche come la legge di causa ed effetto: quello che diamo all’universo è quello che l’universo ci restituisce, ma se è una cosa negativa, ce lo restituirà moltiplicato per dieci. Se diamo amore, riceviamo amore; se diamo disamore, riceveremo disamore moltiplicato per dieci.

2. LA LEGGE DELLA CREAZIONE: dobbiamo partecipare alla vita. Facciamo parte dell’universo, dunque siamo un tutt’uno con esso. Intorno a noi troviamo indizi del nostro passato remoto. Crea le opzioni che desideri per la tua vita.

3. LA LEGGE DELL'UMILTA': continuerà ad accaderci quello che ci rifiutiamo di accettare. Se siamo capaci solo di vedere gli aspetti negativi degli altri, ristagneremo ad un livello di esistenza inferiore; viceversa, se li accettiamo con umiltà, ascenderemo ad un livello superiore.

4. LA LEGGE DELLA CRESCITA: ovunque tu vada, lì ti troverai. Dinanzi le cose, i luoghi e le altre persone, siamo noi a dover cambiare, e non quello che ci circonda, per evolvere nella nostra spiritualità. Quando cambiamo il nostro essere, la nostra vita cambia.

5. LA LEGGE DELLA RESPONSABILITA': quando ci accade un evento negativo, è perché in noi c’è qualcosa di negativo, siamo il riflesso dell’ambiente circostante. Di conseguenza, dobbiamo affrontare con responsabilità le azioni nella nostra vita.

6. LA LEGGE DELLA CONDIVISIONE: tutto quello che facciamo, per quanto sembri insignificante, è in connessione con l’universo. Il primo passo conduce all’ultimo e tutti sono ugualmente importanti, perché insieme sono necessari per raggiungere il nostro obiettivo. Presente, futuro e passato sono connessi tra loro.

7. LA LEGGE DELLA FOCALIZZAZIONE: non è possibile pensare a due cose simultaneamente. Saliamo gradino dopo gradino, uno alla volta. Non possiamo perdere di vista le nostre mete, perché l’insicurezza e l’ira si adopererebbero di noi.

8. LA LEGGE DEL DARE E DELL'OSPITALITA': se pensate che qualcosa possa essere veritiera, giungerà il momento in cui lo potrete dimostrare. Dobbiamo imparare a dare per mettere in pratica quanto appreso.

9. LA LEGGE DEL "QUI ED ORA": rimanere aggrappati al nostro passato ci impedisce di godere del presente. I vecchi pensieri, le cattive abitudini ed i sogni frustrati ci impediscono di avanzare e di rinnovare il nostro spirito.

10. LA LEGGE DEL CAMBIAMENTO: la storia si ripeterà fino a quando non assimiliamo la lezione che dobbiamo imparare. Se una situazione negativa si presenta più volte, è perché in essa vi è una conoscenza che dobbiamo acquisire. Bisogna indirizzare e costruire il nostro cammino.

11. LA LEGGE DELLA PAZIENZA E DELLA RICOMPENSA: le ricompense sono il risultato dello sforzo previo. A maggiore dedizione, maggiore sforzo e, pertanto, maggiore gratificazione. È un lavoro di pazienza e perseveranza che dà i suoi frutti. Dobbiamo imparare ad amare il nostro posto nel mondo, il nostro sforzo sarà onorato al momento giusto.

12. LA LEGGE DELL'IMPORTANZA E DELL'ISPIRAZIONE: il valore dei nostri trionfi ed errori dipende dall’intenzione e dall’energia che utilizziamo a tale fine. Contribuiamo individualmente ad una totalità, dunque le nostre azioni non possono essere mediocri: bisogna mettere tutto il nostro cuore in ogni apporto che diamo.

(articolo tratto da http://lamenteemeravigliosa.it/leggi-karma-secondo-buddismo/ )

 


 

Il significato del numero 108

QUAL'E' IL SIGNIFICATO E L’IMPORTANZA DEL NUMERO 108 ?

 

Il diametro del SOLE è 108 volte il diametro della TERRA.

La distanza della TERRA dal SOLE è 108 volte il diametro del SOLE.

La distanza media della LUNA dalla TERRA è 108 volte il diametro della LUNA.

Nell’AYURVEDA ci sono 108 punti “Marma” che sono fondamentali per l’energia vitale degli esseri umani.

Il potente simbolo SRI CHAKRA YANTRA ha 54 punti intersecati, ognuno dei quali rappresenta sia le qualità maschili che quelle femminili: in totale 108 punti.

Nell’astrologia indiana vi sono 12 Case e 9 Pianeti: 12 volte 9 equivale a 108.

Nel Tantra, è stimato che ogni giorno respiriamo per 21.600 volte, delle quali 10.800 sono energia solare e 10.800 sono energia lunare. Moltiplicando 108 per 100 si ottiene 10.800.

Il famoso santo BHARATA scrisse il testo “The Natya Shastra” che è composto da 108 karanas (Movimenti delle mani e dei piedi).

Ci sono 54 lettere in Sanscrito ed ognuna delle quali ha il duplice significato di maschile (Shiva) e femminile (Shakti), per un totale di 108.

Esistono 108 PURANAS e 108 UPANISHAD.

9 volte 12: entrambi questi numeri si dice abbiano significato spirituale in molte tradizioni. ) volte 12 equivale a 108.

Inoltre, 1 + 8 = 9. Come già detto 9 x 12 = 108.

Elevazione alla Potenza di 1 2 3 in matematica: 11 =1;       22=4  (2x2);       33=27  (3x3x3) ;      1x4x27=108.

Numero HARDSHAD: 108 è un numero Hardshad, ossia un intero divisibile per la somma delle sue cifre (Hardshad deriva dal Sanscrito e significa “Grande Gioia”).

Desideri: Si dice che i desideri degli esseri umani ammontino a 108.

Bugie: Si dice le tipologie di bugie dette dagli esseri umani siano 108.

Delusioni: Si dice che dall’ignoranza derivino 108 delusioni umane.

Chakra del cuore: I chakra sono intersezioni delle linee energetiche, e si dice che esistano 108 linee energetiche che convergono al chakra del cuore. Una di loro, SUSHUMNA, conduce al Chakra della corona, la via dell’autorealizzazione.

Pranayama: se si è in grado di raggiungere uno stato di meditazione con 108 respiri in un giorno, allora giungerà l’illuminazione.

Sri Yantra: Nel simbolo SRI YANTRA ci sono punti (marma) dove si intersecano tre linee, per un totaledi 54 intersezioni. Ogni intersezione ha sia la qualità maschile (Shiva) che quella femminile (Shakti). 54 volte 2 equivale a 108. Quindi esistono 108 punti che definiscono lo Sri Yantra, così come ne esistono nel corpo umano.

Pentagono: L’angolo formato da due line adiacenti nel pentagono, equivale a 108 gradi.

Tempo: in particolari giorni abbiamo 108 sentimenti, 36 per il passato, 36 per il presente, e 36 in relazione al futuro.

Astrologia: Ci sono 12 costellazioni, e 9 segmenti chiamati “namshas” o “chandrakalas”. 9x12=108. Chandra è la Luna, e Kalas sono le divisioni all’interno del molteplice.

Il fiume Gange: Il sarco fiume Gange si estende su una longitudine di 12 gradi (da 79 a 91), ed una latitudine di 9 gradi (da 22 a 31). 12 x 9=108.

Gopi di Krishna: Si dice che esistano 108 gopi o adepte di Krisha.

1, 0, e 8: Alcuni sostengono che “1” significhi “DIO”  o “Verità assoluta”, “0” stia per vacuità o completezza nella pratica spirituale, e “8” significhi “Infinito” o “Eternità”.

L’argento e La Luna: In astrologia, si dice che l’argento rappresenti la luna. Il peso atomico dell’argento è 108.

La Scala Numerica: La cifra 1 e la cifra 8 di 108 quando vengono sommate si ottiene 9, che risulta essere il numero delle cifre della scala numerica, 1,2,3,4….10 dove 0 non è considerato un numero.

Meditazioni: Si dice che esistano 108 stili di meditazione.

Percorsi che conducono a DIO: alcuni sostengono che esistano 108 percorsi per raggiungere DIO.

Jainismo: Nella religione Jainista, 108 sono le virtù combinate delle cinque categorie di santi, incluse 12,8,36,25 e 27 virtù rispettivamente.

Sikh: La tradizione Sikh ha una mala di 108 nodi legati in una stringa di lana, invece di perline.

Buddhismo: Alcuni buddisti ritagliano 108 piccoli Buddha su una noce come segno di buona fortuna. Alcuni suonano un campanello 108 volte per festeggiare un nuovo anno. Si dice che siano 108 le virtù da coltivare e 108 per evitare contaminazioni.

Cinesi: I buddisti cinesi e taoisti usano una mala 108 perline, che si chiama su-chu, con tre perle di divisione, per cui il mala è diviso in tre parti di 36 perle ciascuna. L’Astrologia cinese dice che ci sono 108 stelle sacre.

Tappe dell’anima: Si sostiene che l’Atman, il centro o lo Spirito umano, passi attraverso 108 tappe durante il suo viaggio

Giappone: In Giappone, alla fine dell'anno, una campana è fatta rintoccare 108 volte per terminare il vecchio anno e accogliere quello nuovo. Ogni rintocco rappresenta una delle 108 tentazioni terrene che una persona deve superare per raggiungere il nirvana.

108 significa la totalità della divinità

 

Lettera di un’insegnante di Yoga al CONI

 

Negli ultimi giorni chi pratica e soprattutto insegna Yoga è rimasto profondamente colpito dalla decisione del CONI di escludere lo Yoga dalle discipline riconosciute dal suo registro, atto che farebbe decadere le (poche) agevolazioni di cui godono le scuole e i centri Yoga fino ad oggi inseriti tra le Associazioni Sportive Dilettantistiche.

Per alcuni giorni ho riflettuto se lo Yoga potesse effettivamente essere incluso tra le discipline riconosciute dal CONI. Erroneamente ho pensato, all’inizio, che non essendovi competizione, lo Yoga fosse effettivamente sul “filo del rasoio” per poter reclamare il suo diritto a far parte di questa rosa di “sport”. Sono quindi andata a consultare non solo il registro delle attività riconosciute dal CONI, ma la definizione a cui il CONI si appella per prendere in considerazione l’inserimento di una attività nel proprio registro. Analizzerò entrambe più avanti, ma prima di far ciò vorrei sottolineare che far parte di un’Associazione Sportiva Dilettantistica ad oggi è l’unico modo, per chi insegna Yoga, di tutelare in primis i propri studenti, garantendo loro una formula assicurativa, e la certezza di praticare in un ambiente che corrisponde agli standard di sicurezza e di trasparenza previsti dal CONI. Non scrivo dunque per chiedere al CONI agevolazioni dettate da interessi personali, cosa che è impossibile dal momento che le associazioni sportive (ed i loro membri) non hanno fini di lucro, ma per sottolineare la necessità, per chi insegna da anni in modo serio e si impegna da sempre nella formazione (propria e altrui), di esistere all’interno di un organismo ufficiale e riconosciuto dallo Stato italiano. Con questa lettera quindi vorrei esprimere non la mia personale perplessità ma quella, penso, di tutti i centri e le scuole di Yoga italiane, che da molti anni, ben prima che la parola “Yoga” diventasse moda, si impegnano sul territorio nella promozione di un percorso di salute fisica e mentale così importante da essere stato addirittura riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.

Nel registro delle attività riconosciute dal CONI, che dovrebbe in primissimo luogo interessarsi alle discipline che portano un reale beneficio fisico e mentale all’individuo, troviamo ad oggi, per fare alcuni esempi: il tiro a piattello (e come figlia di un tiratore esperto, posso garantirvi che i danni del rinculo del fucile sull’articolazione della spalla sono notevoli, per non parlare dei danni all’udito, nonostante l’uso delle cuffie), tutti gli sport su automobili da rally e da corsa (non credo sia necessario elencarne i rischi), il bridge (penso che stare seduti ore con le carte in mano, spesso fumando sigarette a più non posso, non sia l’attività più salutare del mondo), la dama e gli scacchi (idem). Mi si potrebbe obiettare che, in qualche misura, tutte queste attività sono in qualche modo competitive, e possono quindi a buon diritto essere inserite nel registro di un Comitato Olimpico. Continuando a scorrere la lista, tuttavia, troviamo discipline che di competitivo non hanno nulla, come il volo e la motonautica da diporto, dove peraltro l’uso del corpo a fini dell’ottenimento di uno stato di salute e benessere è a mio parere ben lontano.

Questa è la comune definizione di SPORT: “[…]insieme delle attività, individuali o collettive, che impegnano e sviluppano determinate capacità psicomotorie, svolte anche a fini ricreativi o salutari […]”. In questo senso, possiamo considerare lo Yoga come uno sport? Esiste un’attività fisica che, più dello Yoga, tende allo sviluppo delle capacità psicomotorie dell’individuo e/o di gruppi di individui? Gli asana, siano essi praticati in modo statico che in sequenze dinamiche, insieme al pranayama e alla meditazione, svolgono un intenso lavoro a favore del mantenimento della buona salute di qualsiasi individuo decida di praticarli, purché sotto la guida di un insegnante qualificato. Flessibilità, forza, equilibrio, concentrazione, rilassamento, lavoro di stimolazione e purificazione degli organi interni. Non a caso lo Yoga è praticato sempre più di frequente da campioni olimpici che sentono la necessità di integrare la loro preparazione fisica e mentale. La materia è da anni al centro di studi scientifici in tutto il mondo. Addirittura lo Yoga si rivela di ausilio nella riabilitazione degli infortuni, nel recupero da stress post-traumatici, nell’alleviare le difficoltà di chi soffre di disabilità fisiche e/o psichiche. In mancanza di enti riconosciuti dallo Stato italiano a tutela delle scuole e degli insegnanti di Yoga, quale organismo, se non il CONI, dovrebbe prendersi cura del nostro universo, che anno dopo anno attira un numero sempre maggiore di praticanti?

Chi insegna Yoga e chi con coraggio si fa carico oggi, in Italia, della gestione di un centro o di una scuola di Yoga può testimoniare in prima persona che è praticamente impossibile “lucrare” su questa attività. Non esiste disciplina più meritevole dello Yoga in questo senso. Eliminarla dalle attività regolamentate dal CONI significherebbe privare chi pratica della possibilità di accedere a corsi che in molti casi hanno prodotto incredibili vantaggi alla salute o al recupero della stessa. Non solo: questa esclusione renderebbe praticamente impossibile il lavoro dell’insegnante all’interno di un ambiente sicuro, tutelato e trasparente.

 

Ho notato che su change.org è stata attivata una petizione a questo proposito, che ha finora raccolto un numero irrisorio di firme. Io stessa, come alcuni di voi avranno certamente notato leggendo qua e là alcuni miei commenti su facebook, ho avuto la necessità di riflettere a lungo e anche di cambiare idea prima di arrivare a postare questo articolo prendendo una posizione definitiva. Ritengo però che sia necessario, da parte di tutti noi insegnanti, e dei titolari di scuole e centri di Yoga, unirsi, fare quadrato, opporsi in modo pacifico ma fermo a questa decisione, inducendo il CONI a tornare sui suoi passi, rivedendo la sua posizione e aprendo, se necessario, un tavolo di discussione per trovare la formula più adatta per proseguire.

Dimostriamo tutti insieme di avere un’altra delle caratteristiche delle discipline annoverate nel registro del CONI: la capacità di essere coesi, di avere spirito di gruppo, di fare squadra al di là delle diversità della tradizione di appartenenza. E’ vero, lo Yoga non è solo uno sport, perché nella sua visione completa comporta caratteristiche che vanno ben oltre questa parola: ma la pratica degli yogasana (le posizioni che compongono la parte corporea della nostra amata disciplina) è forse l’espressione più pura dell’attività fisica svolta per rendere la nostra vita migliore. Proprio come lo sport.

Firmiamo.

Francesca d’Errico

 

(Articolo liberamente tratto da http://www.theyogablog.it/2017/05/28/lettera-uninsegnante-yoga-al-coni/ )

Il tuo corpo e la tua mente cambiano ogni 7 anni – Ecco i cicli della vita

La vita umana è composta da ritmi e da cicli. La biologia ci insegna che il nostro organismo rinnova completamente le sue cellule, ad eccezione di quelle del sistema nervoso, ogni sette anni e quindi allo scadere di ogni settimo anno il nostro corpo non è più lo stesso. La psicologia, a sua volta, individua dei cicli settennali di trasformazione individuale cosicché ogni sette anni sperimentiamo una rigenerazione psicofisica dell’intero organismo.

Nel corso della nostra vita passiamo momenti di crisi, evoluzioni, gioie e dolori, che ciclicamente vanno e vengono e se osservate sotto questo punto di vista si scopre che come la natura e gli astri, essere rispettano dei cicli che corrispondono ad una precisa fase della nostra vita.

Nell’antichità era diffusa la conoscenza del ciclo dei sette anni. Nella Medicina Cinese si afferma che l’energia vitale, Ying, si sviluppa nella donna con cicli di sette anni. Il Sufismo, corrente mistica islamica, suddivide la vita in cicli di 7 anni che identificano i 4 Tempi della vita: dalla nascita ai 28 anni c’è il Tempo della Crescita (7-14-21-28), cui corrisponde lo sviluppo dell’organismo e la formazione della personalità; segue il Tempo della Stabilità, dai 28 ai 56 anni, durante il quale si persegue la realizzazione personale e l’equilibrio, poi arriva il Tempo della Prosperità, dai 56 agli 84 anni, infine il Tempo della Saggezza, dagli 84 ai 112 anni.

La miglior definizione di questa conoscenza viene da Ippocrate (460 – 377 a.C.), padre della medicina moderna che diceva:

“Nell’esistenza umana sono presenti sette tempi che chiamiamo “età”: lattante, bambino, adolescente, giovane, adulto, uomo maturo, anziano. Al periodo (mutevole) della Luna, durante la prima infanzia (fino ai sette anni) subentra quello di Mercurio, in cui si acquisiscono le prime conoscenze (7-14 anni), quindi quello di Venere, che rivela la sua forza nelle emozioni passionali dell’adolescenza (14-21 anni); giunge poi lo zenit (solare) della vita, i tre settenni della piena forza vitale e dei desideri d’espansione (21-42 anni). Il regno del malvagio Marte genera un improvviso mutamento e conduce alle lotte, le amarezze e le disillusioni di cui è ricca l’età adulta (42-49 anni). Poi, sotto lo scettro di Giove, si presenta ancora una volta un picco della vita, la maturità propriamente detta, la quale, saggia e serena, contempla le gioie e le sofferenze dell’esistenza, sempre contribuendovi con gaiezza (49-56 anni). Arriva infine, sotto la stella di Saturno, lenta e lontana dalla terra, la grande età in cui le forze vitali si raffreddano e pian piano si fermano”.

A riportare in auge questa conoscenza dei cicli dei sette anni è stato il fondatore della Medicina Antroposofica, Rudolf Steiner (1861-1925), iniziato austriaco, che ha evidenziato l’analogia fra l’evoluzione del sistema solare e dell’essere umano. Ha infatti collegato gli “Archetipi” simbolici dei pianeti alla biografia umana, mettendone in evidenza l’influenza nel corso dei vari settenni. Queste fasi di sviluppo, o settenni, sono tutt’oggi rispettate nella pedagogia Waldorf.

Oggi questa conoscenza dei cicli dei sette anni viene anche chiamata biosofia e suddivide l’esistenza umana in fasce di sette anni come di seguito:

Da 0 a 7, da 7 a 14, da 14 a 21 (Fase dell’educazione e/o incarnazione): vi è relazione con Luna, Mercurio e Venere, dalla nascita a 21 anni
da 21 a 28, da 28 a 35, da 35 a 42 (Fase della coscienza di Sè e/o solare): dai 21 a 42 anni l’uomo trasforma la sua vita interiore sotto l’influsso del Sole
da 42 a 49, da 49 a 56, da 56 a 63 e oltre (Fase della rivelazione di Sè): Marte, Giove e Saturno governano dai 42 ai 63 anni
Le fasi da 0 a 21 anni (Dell’ educazione)

Fascia di età da 0 a 7: L’imitazione

Lo sviluppo fisico è centrato sulla maturazione del sistema neurosensoriale. Per il lattante il senso del tatto (quindi il sentirsi accarezzato e curato con amore) è un veicolo fondamentale per il suo sviluppo, così come l’udito (tono di voce). Il bambino piccolo è completamente dipendente dall’ambiente che lo circonda, in particolare dalla mamma (elemento lunare). Il bambino assorbe le armonie e disarmonie che lo circondano, le percepisce con speciali ʺantenneʺ. LUNA, principio che “rispecchia”.

Fascia di età da 7 a 14: L’apprendistato

Le forze eteriche si liberano dal loro involucro e cominciano a dare vita all’ attività del pensiero e della memoria. A livello fisico si completa lo sviluppo degli organi connessi con il sistema ritmico (cuore, respirazione, circolazione). Avviene il passaggio dai denti da latte a quelli permanenti. È l’età della scuola. Prendono molta importanza la figura del maestro e quelle dei compagni. A livello animico si sperimentano coscientemente forti correnti di simpatia e antipatia. Si sviluppa il pensiero, e la capacità di relazionarsi e comunicare, infatti questo settennio è sotto l’influsso di MERCURIO, dio che unisce e che comunica.

Fascia di età da 14 a 21: L’iniziativa

Durante questo settennio, dominato da Venere e dallo sviluppo del proprio corpo astrale (corpo sottile che racchiude tutta la gamma delle emozioni, dei sentimenti e delle sensazioni provati dall’essere umano), avviene un maremoto, che la persona vive, attraverso i rapporti, emozioni e sentimenti estremi. La persona è assai idealista, e si ribella a qualsiasi forma di autorità per scoprire ciò che davvero vuole nel suo intimo. I genitori devono tassativamente rispettarlo, per evitare conseguenze molto gravi. A livello fisico si completa lo sviluppo degli organi sessuali e delle membra, gli arti si allungano. Si sviluppano il sistema del ricambio e metabolico. Ora – avvenuta la nascita effettiva del corpo astrale – l’adolescente può misurarsi con concetti astratti, e non più solo con una conoscenza per immagini. L’adolescente può iniziare a formarsi un suo giudizio e accosta materie scientifiche (l’algebra, le scienze naturali, la matematica) in cui il vero e il falso siano sperimentabili. L’adolescente comincia sperimentare il bene e il male anche dentro di sé. È attirato da due estremi: dai grandi ideali, ma anche dai lati oscuri della realtà e di sé stesso. Si potrebbe dire che sperimenta la “cacciata dal paradiso”. È il periodo in cui si sveglia alla sessualità:i si comincia a cercare l’altro che ci completa, il partner. E’ il settennio sotto l’influsso di VENERE, principio equilibrante e “armonizzante”. Si chiude così il primo ciclo, quello sotto l’influsso degli “dei” che determinano passivamente il karma, cioè dei processi di sviluppo innati, dovuti a impulsi naturali o “collettivi”, quelli correlati al concetto di “ego“.

Le fasi da 21 a 42 anni (Della coscienza di Sè)

Fascia di età da 21 a 28: La sensibilità

Durante questo settennio il giovane scopre il mondo e rapporti in una forma più vasta. Dominato da Venere e il Sole. Cerca di conoscersi esplorando tutta la ricchezza della sua natura sentimentale (emozioni, sensazioni, percezioni) in una gamma di rapporti e esperienze più vasta possibile. La posta in gioco è cesellare con cura la sensibilità, per fare di sé un uomo o una donna di cuore, base essenziale per un sano sviluppo nella vita adulta. E’ inoltre la fascia di età in cui è possibile guarire le ferite del terzo settennio (dai 14 ai 21 anni).

Fascia di età da 28 a 35: La riflessione

La svolta della vita. Si è all’apice dell’incarnazione e della sua penetrazione nella materia. E’ allo Zenit della vita, ed è caratterizzato dalla riflessione, attraverso la quale l’individuo deve imparare a rispondere ai suoi interrogativi e ridefinire l’idea che si è fatto della conoscenza. Soggiace all’influenza del Sole, ma con un’ulteriore influenza di Mercurio, legato al pensiero. E altresì l’età che permette di guarire le ferite del secondo settennio (dai 7 ai 14 anni).

Fascia di età da 35 a 42: L’individuazione

Questo settennio conclude la grande fase solare della coscienza di sé e trasmette padronanza della personalità. Impariamo finalmente ad agire tenendo conto di ciò che pensiamo e amiamo. Nel cuore di questo periodo si colloca la grande svolta della vita, con la possibilità di orientarsi verso il proprio fine e di cominciare a manifestare la propria specificità. E’ Saturno, pianeta dell’individuazione a reggere questo settennio, sempre insieme al Sole. E’ inoltre la fascia di età in cui è possibile guarire il primo settennio (dalla nascita ai 7 anni).

Le fasi da 42 a 63 anni e oltre (Della rivelazione di Sè)

Fascia di età da 42 a 49: La Libertà

Caratterizza la piena maturità. Ora che l’ Io, l’individualità, ha imparato ad utilizzare i suoi strumenti durante la grande fase solare, è tempo di esprimere tutta la ricchezza creativa. E’ il settennio della libertà. L’individuo deve acquisire piena autonomia. Vive quindi una specie di anti-adolescenza o di pubertà invertita che causa una grande agitazione interiore ed esteriore. Infine, la caratteristica essenziale di questo settennio, è che diventa importantissimo rivolgersi verso il mondo e verso gli altri per imparare a dare e diventare creatori. D’improvviso, viene abbandonata la grande fase solare (sostanzialmente era concentrato su se stesso per coglierne la propria identità e capire chi era, qual era il suo scopo) ed entra in quella di Marte e tutto cambia. In questo settennio:

Anziché coltivare l’individualità deve imparare a rivolgersi agli altri
Anziché concentrarsi esclusivamente su partner e figli, deve aprirsi al mondo e alla fratellanza
Anziché pensare al personale successo sociale, deve collaborare con gli altri nei progetti che vanno oltre la sua portata
E infine, anziché costruirsi interiormente, deve contribuire a edificare il mondo e piantare i semi del futuro
Per riassumere, anziché limitarsi a guardarsi l’ombelico, la persona deve dimenticare se stessa e interessarsi al mondo nel quale vive. Passa dall’individuale al sociale. Espande il proprio Sè agli altri.

Fascia di età da 49 a 56: Il dono di sè

Durante questo settennio, l’individualità umana, già in gran parte libera dall’influenza delle passioni e degli istinti, si disimpegnerà dal sentimento. Questo produce una maggiore tranquillità e più interesse verso gli altri, verso il mondo. Per dirla brevemente, meno egoismo. Più il cinquantenne metterà se stesso al servizio degli altri, specialmente aiutando i più giovani a realizzarsi con quanto ha compreso, più si vedrà offrire possibilità di espansione. Questo settennio è governato da Giove, l’astro che generosamente dispensa saggezza.

Fascia di età da 56 a 63 e oltre: La saggezza

La vita è ben progredita e l’essere umano di questa fascia d’eta ha le spalle sufficientemente solide per intraprendere progetti di grande responsabilità. Si tratta di una fascia d’età in cui raccogliamo i problemi e i benefici della prima infanzia. E’ un periodo di distacco da cui dobbiamo trarre insegnamento dalla vita, trasmettendo nel contempo speranza ai bambini e giovani adulti. Diventa fondamentale essere di sostegno a chi incontriamo. Dopo i 63 anni continua lo sviluppo dell’elemento spirituale nell’uomo, per cui a fronte di un graduale diminuire dell’energia fisica e del deperimento delle forze vitali, alcuni possono sperimentare un aumento delle forze spirituali e di coscienza, corrispondente ai pianeti esterni del sistema solare.
Il periodo che segue al 63° anno è come una nuova fase della vita dell’uomo. Nuova perché non si è più sotto la diretta influenza del sistema solare e dei pianeti (almeno dei “sette” sub-saturniani). È un’età che può portare notevoli slanci di una nuova libertà, nuova giovinezza dell’anima. E’ la fase in cui, a completamento di quanto eventualmente intrapreso nella triade precedente, alcuni uomini sarebbero orientati spontaneamente verso il Sè (principio transpersonale).

Il succedersi ciclico di queste evoluzioni spiega perché nel corso degli anni la nostra “costituzione” può cambiare, malgrado il determinismo genetico. E’ bene fra l’altro, che un eventuale terapeuta sappia valutare i disturbi del paziente in relazione al suo stadio evolutivo, alla tappa che sta vivendo nel suo periodo di vita.

La maggior parte di queste informazioni sono tratte da La tua Vita Cambia ogni 7 Anni a cui rimando per approfondire ulteriormente e trovare informazioni utili per vivere al meglio il proprio ciclo di esistenza

 

(Articolo tratto da https://www.dionidream.com/cicli-sette-anni-biosofia/)

 


 

Lo Yoga non è una disciplina sportiva ma il fitness è olistico!

Partendo dall'ultima circolare del CONI ( DELIBERA N. 1566 DEL 249° CONSIGLIO NAZIONALE DEL CONI DEL 20/12/2016 IN MATERIA DI REGISTRO NAZIONALE DELLE ASSOCIAZIONI E SOCIETÀ SPORTIVE DILETTANTISTICHE- ELENCO DISCIPLINE SPORTIVE AMMISSIBILI) che esclude  lo Yoga dal novero delle discipline sportive vogliamo fare una riflessione. Gli aspetti tecnici e - per le ASD - anche gestionali e fiscali sono già noti, ci preme invece parlare della sostanza di quello che avviene a livello culturale quando parliamo di BENESSERE.

Che lo Yoga non sia uno sport siamo concordi, che possa trovare luogo di pratica anche nelle palestre è ormai fatto diffuso, non è il luogo che fa la sostanza. Cosa è lo Yoga ci piace ritrovarlo nella mail mandataci dalla nostra Master Trainer Rossana De Paolis:

"JETSUNMA YOGA" una forma di educazione completamente nuova che introduce ogni Essere umano nei silenzi del Cuore e nella Meditazione

...nei silenzi del Cuore, tutti impareranno ad avere Compassione del proprio corpo; e questo perché se non si ha compassione del proprio corpo, non si potrà averne per quello degli altri.
Si tratta di un organismo vivente: sin dal concepimento e fino all'istante in cui morirai ti servirà fedelmente. Farà qualunque cosa tu voglia, perfino le cose più impossibili!

Se diventi consapevole di tutte le funzioni del Tuo corpo ne resterai stupito e ti sembrerà inconcepibile che si possa creare un meccanismo altrettanto ubbidiente e altrettanto saggio.
Ciò che fa è un vero miracolo, un vero mistero, ma tu non ci hai mai pensato, non lo hai mai osservato da vicino...non ci hai mai fatto "amicizia"......
 Allora come puoi pretendere di amare gli altri? Di insegnare agli altri? Non potrai mai farlo perché " gli altri" per te sono e resteranno sempre solo " gli altri".

Il corpo è il più grande mistero dell'intera Esistenza. Ed è un mistero che si deve amare, deve essere scrutato a fondo, così come vanno osservati intimamente i modi in cui esso opera.
Il corpo è la SOGLIA, il corpo è la pietra miliare. Qualsiasi Scuola di Yoga che non tratta a fondo questo argomento non è costruttiva.

RICORDATI PER ESSERE UN INSEGNANTE DI " JETSUNMA YOGA " DEVI ENTRARE NELLA CONSAPEVOLEZZA CHE SEI: CORPO, PAROLA E MENTE E QUINDI DEVI PRATICARE QUOTIDIANAMENTE CIÒ CHE INSEGNI!

Inizia la tua giornata con un Vinyasa, un Mantra e la Meditazione e osserva il cambiamento TUO e dei TUOI ALLIEVI.

La CONSAPEVOLEZZA DEL CORPO non è esattamente ciò che sta dietro alla grandezza di ogni prestazione atletica e sportiva? Come scuola -  Alta Formazione Fitness -  aspira a creare competenze non solo tecniche ma a fare di ogni trainer un Educatore al Benessere, una sorta di mediatore tra il sapere scientifico e quello che ogni persona sente o vorrebbe per sentirsi meglio; noi diciamo "stare in forma" ma sappiamo che forma è un modo colloquiale per esprimere un soddisfacente equilibrio di salute, psiche, forza fisica, serenità, bellezza, vigore emotivo.

Fin troppo citato il distico "Mens sana in corpore sano", oppure il meno noto "Il vostro corpo è lo specchio della vostra Vita".

Devi PRATICARE QUOTIDIANAMENTE CIO' CHE INSEGNI... ecco l'esortazione espressamente scritta nelle slide del corso base -  Assistente Allenatore -  che rappresenta la filosofia della nostra scuola.

Che si chiami Wellness, Fitness, Olistico, ecc.  a noi non fa differenza poichè pensiamo che ogni strada possa essere scelta e soprattutto che la vera educazione sia per sua stessa essenza Globale, frutto di un approccio multidisciplinare e interdisciplinare.

Perchè ricordiamoci QUELLO CHE FA IL CORPO è UN VERO MIRACOLO e il Fitness un modo per riconoscere il Miracolo che è in noi.


(Antonella Lizza - Master Trainer Alta Formazione Fitness)

http://www.fitness-factory.it/menu/346-lo-yoga-non-e-una-disciplina-sportiva-ma-il-fitness-e-olistico.html

 

 

 

 

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