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ANAPANASATI SUTRA

commentato da TAISEN DESHIMARU

(Febbraio 1980)

 

 

 

Nello SHOBOGENZO, DOGEN scrive : “ZAZEN è la porta del DHARMA, della pace, della serenità, della non-paura.” Se praticate ZAZEN, potete ottenere la vera serenità e la non-ansia. Ai nostri giorni molta gente è ansiosa. Ci sono molti tipi di ansia. Ieri, la signora Mannot mi ha portato un testo sull’ansia. Per lei l’ansia è un problema importante...

Che cos’è l’omeostasi? Queste sono le costanti delle nostre condizioni di vita, la permanenza dei nostri stati interni, l’equilibrio naturale. “Omeostasi” possiamo tradurla con : controllo del centro interno del corpo di ogni essere. Questo principio d’equilibrio è la condizione del piacere, della gioia. La sola ragion d’essere è d’essere. Le nostre paure si radicano nel sistema nervoso centrale. La paura nasce quando si è inibiti nell’azione. Allora la creatività rende felici ed elimina ogni ansia.

Come non avere più paura? ZAZEN è il metodo migliore. Quando nascono pensieri e desideri, se non è possibile realizzarli, si diventa ansiosi. Se si recide la radice dei desideri, l’ansia scompare. Nel caso contrario, aumenta ed allora, anche durante ZAZEN, ci si dimentica di concentrarsi sulla respirazione e sulla postura. Lo spirito non è presente qui ed ora. A volte io chiedo :

 “ Il mio KUSEN era buono?

- Non lo so, ero in ansia”, mi rispondono alcuni. Concentrarsi sull’espirazione consente di cambiare di pensiero. L’ansia è legata al pensiero.

 

Da oggi inizio a commentare il sutra ANAPANASATI.

Il Buddha SHAKYAMUNI praticò per sei anni lo YOGA, poi smise queste pratiche, andò a sedersi in ZAZEN sotto l’albero della Bodhi ove ottenne il SATORI. Dopo un periodo di mortificazioni, Buddha fece ZAZEN e praticò dei metodi di respirazione.

 

ANAPANASATI significa : concentrazione sull’espirazione oppure concentrazione sulla respirazione (inspirazione ed espirazione). Ma è difficile concentrarsi su entrambe, anche se solo per un’ora. Per i principianti già è difficile concentrarsi in ZAZEN sull’espirazione. È attraverso l’espirazione (ANAPANASATI) che Buddha ha trovato l’illuminazione sotto l’albero del BODHI. La prima frase del sutra dice : “Buddha praticò questo metodo per novanta giorni”.

“Miei cari discepoli, continua il Buddha, ho ottenuto dei buoni effetti attraverso la concentrazione sull’espirazione. Dopo tre mesi d’esperienza, ho ottenuto il SATORI. Attraverso questa concentrazione ho potuto capire l’importanza della respirazione e dei diversi modi di respirare. All’inizio sono sprofondato in pensieri poco importanti poi, continuando questo metodo, ho penetrato pensieri più sottili e profondi. A quel punto, tre imperatori mi resero visita. Uno disse :

- Per il Buddha SHAKYAMUNI è arrivato il tempo della morte.

- No, no, rispose il secondo, non è ancora arrivato il momento di morire. Egli va verso la morte e l’affronta a viso aperto.

- Vi sbagliate entrambe, replicò il terzo, egli pratica la Via ed è in uno stato di perfetta e santa tranquillità, nella tranquillità del santo.” Questi tre imperatori hanno una visione diversa. Uno pensa che Buddha è morto, l’altro che è prossimo alla morte, il terzo che è nello stato di tranquillità del santo. Solo il terzo ha capito.

Nello YOGA spesso si pratica la ritenzione del respiro. Il Buddha SHAKYAMUNI, che continuò lo YOGA per sei anni, dovette fare numerosi sforzi, perché è molto difficile trattenere il proprio respiro, per entrare in METSUJINJO. Inoltre, per la salute è molto dannoso ritenere il respiro.

Quando mi adiro molto verso qualcuno, il suo respiro si blocca. Se non si può esprimere la propria collera, ciò agisce direttamente sul cuore. Certe donne, quando non sono contente, trattengono il respiro e gonfiano le guance. In questo modo si può anche morire d’un arresto cardiaco.

L’arresto della respirazione, la collera e l’irritazione perturbano la circolazione del sangue nelle vene, influenzano il cervello e creano l’ansia. Può derivarne una congestione cerebrale, perché le cellule del cervello s’indeboliscono e si falsa il loro funzionamento.

La medicina moderna ha scoperto che se le cellule cerebrali sono mal ossigenate, ne conseguono numerose malattie ed anche un indebolimento dell’ipotalamo.

Come fare? ZAZEN è il metodo migliore. Con una lunga espirazione, poi un’inspirazione automatica, si possono fare scomparire le ansie e cambiare i pensieri. E così la saggezza si sviluppa.

Il Buddha SHAKYAMUNI fece ZAZEN per novanta giorni sotto l’albero della Bodhi. Qui, voi praticate solo un’ora al giorno. Alcune persone vengono solo una o due volta a settimana. La saggezza non può apparire...

È necessario creare la saggezza. La vostra dimensione non è la stessa della mia. Se osservo, noto che ciascuno manca di saggezza oppure rimane nella saggezza comune. Voi praticate ANAPANASATI ma non siete abbastanza concentrati sull’espirazione altrimenti non avreste più ansia ed il vostro cervello, il cuore, il fegato, i polmoni, gli organi interni sarebbero in perfetta salute. Tutto è in interdipendenza. DOGEN parlava spesso di totalità, di meccanismo totale. Affinché una vettura funzioni bene, ogni pezzo deve essere in buone condizioni. Nel corpo è la stessa cosa.

Si può notare che se si prende freddo, vengono dei mal di testa e poi male all’intestino. È rotto l’equilibrio. Tutti i nostri organi interni, le nostre viscere sono in relazione d’interdipendenza mentre i medici considerano spesso il corpo in elementi separati. Per esempio, la circolazione sanguinea è influenzata dal cuore, il diaframma, i muscoli, lo scheletro, i tendini... tutto l’intero corpo.

Le persone che continuano ZAZEN sono in buona salute. Si tratta solo d’alzarsi presto la mattina, di andare al dojo, d’entrare in un’atmosfera santa, di diventare Buddha per un’ora.

“ZAZEN è lo stato di perfetta tranquillità dei santi.” Queste furono le parole pronunciate dal terzo imperatore davanti al Buddha SHAKYAMUNI seduto in ZAZEN.

 

 

- O -

 

Qual è la più grande gioia della nostra vita? Calmare il nostro spirito. Quando lo spirito è in pace, noi non soffriamo più, non c’è più ansia né collera, più gelosia né paura. Per placare lo spirito, ZAZEN è il metodo migliore, il migliore tra i migliori. Concentrandosi su un’espirazione lunga, dolce, profonda si può trasformare il proprio spirito. Questo diventa tranquillo attraverso la respirazione.

 

 

 

Parlo ora del sutra ANAPANASATI, capitolo XXIX°.

Un giorno, il Buddha SHAKYAMUNI, nel dojo denominato “JIIUYU JIKKO DOKU”, nel centro dell’India, parlò in questo modo ai suoi discepoli :

“Miei cari discepoli, ve ne prego, concentratevi sull’espirazione mentre respirate. Così, il vostro corpo non si affaticherà ed i vostri occhi non saranno colpiti da alcuna affezione. Voi potete vivere la vita nella gioia, nel modo che riterrete opportuno (KAN : secondo la vostra osservazione), potrete sentire che non siete più influenzati dalle vane piacevolezze, potrete ottenere grandi frutti, grandi meriti, alte beneficenze e il vostro samadhi zen progredirà profondamente. Infine, potrete raggiungere lo spirito di compassione, recidere le vostre illusioni ed entrare nel SATORI.”

È inutile fare dei commenti.

Ad ogni modo, questo sutra spiega come controllare la nostra vita.

Quasi tutte le religioni cercano questo controllo attraverso lo spirituale. Si dice che se si vuole controllare la propria vita bisogna dedicarsi alla spiritualità. Nel buddhismo, e soprattutto nello Zen, si controlla lo spirito attraverso il corpo. Se si vuole controllare lo spirito con lo spirito, diventa molto complicato. Volere controllare il proprio spirito con la volontà, è come voler spegnere il fuoco col fuoco. Non si fa altro che attizzare il fuoco e questo è pericoloso.

Attraverso la respirazione, è molto più comodo.

Se vi sentite in collera, gelosi o passionali, respirate a lungo, lentamente, in profondità, proprio sull’HARA, sotto l’ombelico e vi calmerete. Noi possiamo vivere la gioia della nostra vita e gioire di tale felicità, senza ricorrere al pensiero.

Questo è JIJUYU ZAN MAI, come ho spiegato durante la SESSHIN della Sainte-Baume, come DOGEN l’ha scritto nel BENDOWA. Per cucire un KESA, bisogna certamente concentrarsi su ogni punto ma bisogna concentrarsi anche sull’espirazione, sul KIKAI TANDEN. ZAZEN è JIJUYU ZAN MAI, e anche cucire un KESA.

Controllare la propria vita : ZAZEN stesso è il mezzo per controllare la propria vita. Nella civilizzazione moderna è difficile. ZAZEN è la via migliore. È meglio che guardare la televisione. Oggi si è troppo stimolati dalle comunicazioni di massa, le informazioni, le notizie. Questi stimoli, li si riceve inconsciamente e li si subisce. Così lo spirito diventa complicato, affaticato e ci si ammala.

La maggior parte della gente rientrando dal lavoro non fa altro che giocare a carte, bere un caffè al bar, andare al cinema o assumere droghe (tra i praticanti di ZAZEN l’assunzione di droghe è diminuita molto. Cinque anni fa molte persone ne facevano uso). Andare al cinema, guardare la televisione, è così la vita di ciascuno, molto semplice. Ma è questa la vera vita? Sono dei piaceri vani, delle gioie vuote! Appaiono la fatica ed i rimpianti. La vera vita è durante ZAZEN o durante la GUEN MAAI, cantando il BUSSHO KAPILA. Prima di ZAZEN si è pieni di passione. Dopo ZAZEN, è diverso, ci si sente molto bene.

Se ci concentriamo sull’espirazione, lo scambio gassoso avviene in miglior modo, il gas carbonico è espulso da due a dieci volte di più. Spesso la causa delle malattie sta nel fatto di respirare, d’espirare in modo debole. Alcuni tossiscono per tutto il tempo. Bisogna che respirino profondamente, con calma, è il modo migliore. La circolazione del sangue avviene in modo migliore. In ogni persona la fatica deriva quasi sempre da due fattori : da un lato, da un insufficiente scambio d’ossigeno e di anidride carbonica, dall’altro, da una cattiva circolazione sanguinea.

Alla scrivania, io mi concentro costantemente sull’espirazione. Poiché la postura di ZAZEN è la migliore, spesso sono in ZAZEN nel mio ufficio ma a volte mi accontento di concentrarmi sull’espirazione. Se non sono contento o sono affaticato, mi concentro sull’espirazione. La mia vita è così. Molto semplice. Mi è facile controllare la mia vita. Non mi cibo di alimenti sofisticati. Se lo chiedessi, T. o D. mi porterebbero sicuramente dei piatti prelibati dal DARUMA. Ma io non glielo chiedo. Per quanto è possibile, io mi nutro di yogurt e di composta di mele. Anche le arachidi vanno molto bene. Sono a buon mercato e molto nutrienti. Inutile mettersi a cucinare. A.-M. non ha bisogno di chiedermi : “Cosa volete da mangiare, SENSEI?” Io sono stanco di rispondere. E poi è troppo salato, o a volte non abbastanza. Solo le tempura sono buone!

Per controllare la propria vita, l’alimentazione è certo importante ma non è la cosa primaria. Alcuni hanno sempre bisogno d’una bistecca. Quando li invito, è quello che scelgono sul menù... Quello che c’è di più caro...

Ma il metodo migliore è concentrarsi sull’espirazione, in modo sempre più profondo. Mangiare costa caro. Anche la pulizia del corpo è importante. Lavarsi il corpo è fondamentale. Alcuni restano una o due settimane senza farsi un bagno ed emanano un forte odore. Quando passo durante il KIN HIN, penso che non si siano fatti un bagno od una doccia oppure non si sono lavati da almeno un mese. Gli uomini soprattutto sanno di forte, in modo particolare ai capelli. Bisogna lavarli e non accontentarsi di mettere della pomata o altre cose. È importante lavarsi il corpo, fare la doccia di frequente e regolarmente. Io ho un odorato fine. È per questo che qui, nel dojo, durante ZAZEN, si brucia dell’incenso, un incenso profumato, buono e forte. Ma evitate l’incenso forte. Alcuni non lo sopportano. Dovete anche lavare i vostri KOLOMO. A volte sono i KOLOMO che emanano un cattivo odore. Noi dobbiamo purificare la nostra vita, il nostro corpo, i nostri abiti. Tutto ciò è molto importante ed influenza il corpo e lo spirito.

Così, se ci si concentra sullo spirito, non si può essere distratti dai piaceri vani, vuoti o quasi. Se ci si concentra sullo spirito, anche in conversazioni anodine fatte bevendo un bicchiere con altre persone, trarrete un risultato prezioso, un grande beneficio.

In questo modo, il vostro samadhi zen progredirà profondamente ed apparirà JISHIN, lo spirito di compassione. Potrete recidere i vostri BONNO, le vostre illusioni, ed alla fine potrete arrivare al SATORI. È il sutra Agama – sotto capitolo dell’ ANAPANASATI – primo sutra che il Buddha pronunciò dopo che ebbe ottenuto il risveglio, il SATORI.

Le prime conferenze del Buddha furono pratiche, molto semplici e dirette. È un insegnamento molto accessibile, soprattutto durante ZAZEN. Inutile essere gelosi o in collera. Non va bene, è la cosa peggiore per il cuore. Spesso le donne quando non possono esprimere la loro collera, la bloccano a livello della bocca che diventa gonfia come un pallone mentre il loro respiro è sospeso. È molto dannoso per il cuore. Questo crea aritmia cardiaca, tachicardia. Non è il cuore che è malato, è una questione psicosomatica. Bloccare la respirazione non va bene. Per contro, concentrarsi su una espirazione lenta, lunga e dolce è una cosa eccellente. Anche troppi sforzi al bagno induriscono il cuore, e possono essere all’origine d’un infarto o d’una congestione cerebrale. È come fermare la respirazione, bloccarla. Inconsciamente, si diventa malati.

Durante ZAZEN, la respirazione è sempre dolce. In modo impercettibile, l’espirazione si trasforma in inspirazione e l’inspirazione si trasforma in un’espirazione molto profonda. L’inspirazione deve essere rapida ma energica. Così nasce un’energia molto fresca e penetra profondamente i polmoni. Non bloccatela, è importante. Per quanto possibile, praticate un’espirazione lunga, lenta, profonda che poi genera un’inspirazione potente e rapida. Nella vita quotidiana è la stessa cosa. Io ripeto sempre questa pratica di respirazione. Voi la capite attraverso la vostra mente, col cervello, ma se io non ripeto questo insegnamento voi lo dimenticate. Attraverso i KUSEN, questa diventa un’abitudine inconscia, naturale e spontanea.

 

 - O -

 

Arriva la primavera. Le stagioni cambiano ed influenzano il corpo e lo spirito.

Sutra ANAPANASATI

ANA : in giapponese significa orifizio genitale femminile; in sanscrito è l’inspirazione, concentrarsi sulla Via.

PANA : espirazione.

KETSU : nodo, legato.

SOKU : aperto.

I -  LA COSCIENZA.

 

Proteggere la coscienza significa non sprofondare nel crimine, il peccato. An = pana, concentrarsi sull’espirazione, non sprofondare nel crimine. Sati : proteggere la coscienza, la Via.

E’  la quinta frase del sutra. Quando ci si concentra sull’espirazione spariscono tutti i BONNO, le passioni inconsce.

A volte essere coscienti è interessante. Ma la maggior parte della gente pensa solo a cose stupide. Che cosa mangio oggi? Chi cucinerà al secondo dojo?... I pensieri ruotano attorno al cibo, al sesso, all’amore.

Formare un gruppo fa parte dei tre istinti primordiali dell’uomo. Il SANGHA è il migliore gruppo in paragone ai gruppi di gioco, di compagni di bisboccia...È il più elevato di tutti.

Non bisogna passare invano la propria vita né rimpiangere i propri atti. Spesso la gente rimpiange. Per esempio, in amore, anche se a livello sessuale è l’estasi, progressivamente tutto diventa complicato perché sorgono problemi personali. È necessario risolvere, sciogliere le complicazioni e non restare sui dettagli.

Ieri ho parlato del pallone che fanno le donne con la bocca quando non riescono ad espellere la collera. Alcune hanno delle vene blu sulle tempie e questo è il riflesso d’una congestione delle vene nel cervello. Le persone intellettuali fanno spesso così. Non si tratta d’una malattia ma è preferibile fare scomparire questo concentrandosi sull’espirazione. ZAZEN è il metodo migliore per eliminare ogni sofferenza. Espirare è sempre possibile, ovunque ci si trovi, a letto, al bagno, in cucina, per strada...

Ricordatevi del KUSEN : concentratevi su un’espirazione lunga, lenta, prolungata, impercettibile. Concentratevi sotto l’ombelico. Spingete il cielo con la testa e la terra con le ginocchia.

SATI : proteggere la coscienza HISHIRYO: la concentrazione. Non perturbare o disorganizzare la nostra concentrazione.

Da dove viene questa coscienza HISHIRYO?

Molti medici giapponesi prendono in considerazione questa questione. Alcuni mi consultano e m’inviano i loro rapporti. Il professore IKEMI è il più profondo di tutti. Egli m’insegna scientificamente ma non ha la conoscenza dello ZAZEN. Durante ZAZEN si manifesta la coscienza HISHIRYO.

Uno psicosomatico scrive : “Dall’ipotalamo nasce la coscienza mana. Ma lo spirito ancora non esiste. Questa si trasmette al talamo ove si crea una sensazione.”

I dottori d’altronde  hanno spesso un’opinione differente per quello che riguarda le sensazioni del cervello. Alcuni, come Paul Chauchard, distinguono il lobo frontale sinistro che serve ad analizzare, a concettualizzare, a capire, dal lobo destro che è piuttosto la sede dell’istinto.

La sensazione ricevuta nel talamo passa nell’antica corteccia che costituisce la più grossa porzione del cervello. Si può dire che il talamo avverte la sensazione e che l’antica corteccia la comprende. È a partire dall’antica corteccia che appare lo spirito autentico. So, il pensiero, e GYO, la pratica, si manifestano. Ma spesso nel pensiero si creano molti miscugli e generano la coscienza intellettiva. Paul Chauchard ritiene che nella maggior parte della gente il lobo destro del cervello sia poco sviluppato.

Concentrarsi sull’espirazione è molto importante ed efficace per chiarificare il cervello. HISHIRYO nasce direttamente dall’ipotalamo.

 

DATSURAKU SHIN JIN, SHIN JIN DATSURAKU.

Noi dobbiamo eliminare tutte le sensazioni dal corpo perché tutte le percezioni : vedere, intendere, sentire, toccare... sono spesso erronee. Bisogna ritornare alla condizione normale di corpo e spirito. Allora appare la saggezza. Questo è ZAZEN. Se voi avete l’abitudine di ZAZEN, nella vita quotidiana vi è facile concentrarvi sull’espirazione mentre vi invadono la passione o la collera.

A volte avere l’apparenza della collera è utile per l’educazione ma non bisogna lasciarla penetrare all’interno del corpo perché, in quel caso, s’interrompe il respiro e si fa un pallone con le guance.

Il respiro deve sempre essere dolce, profondo ed impercettibile. Così diventerete felici ed in pace. È così la più grande gioia che si realizza in funzione dell’omeostasi del corpo.

 

 

- O -

 

Proseguo il sutra ANAPANASATI ed in particolare la parte di questo sutra denominata “AGAMA SUTRA”.

ANAPANA significa concentrarsi sull’espirazione (PANA).

SATI significa proteggere la coscienza.

Concentrarsi sull’espirazione è quindi JO, il SAMADHI. Concentrarsi sull’espirazione è PANA (ANAPANASATI).

È non muoversi, non lasciare che lo spirito si agiti.

Sati : proteggere la coscienza, non “disorganizzare la coscienza”.

Quindi ANAPANASATI è dirigere la propria volontà e diventare perfettamente MUI, non-azione.

Attraverso questo sutra noi possiamo capire che c’è una relazione molto precisa tra la respirazione e lo spirito, e che si può dirigere il proprio spirito attraverso la respirazione.

Se siete in collera o tristi o insoddisfatti, e volete cercare di calmarvi concentrandovi sull’espirazione, dolcemente, profondamente, impercettibilmente, sotto l’ombelico, potrete trovare subito la calma; lo spirito ed il corpo saranno in pace. Questo è molto importante. Corpo e cuore diventano tranquilli. Se si ha male allo stomaco, inutile pensarci, altrimenti il dolore aumenta. È la stessa cosa per il mal di testa. È meglio che vi concentriate sull’espirazione e vi calmiate. È il modo migliore.

Ma è necessario che l’espirazione sia lunga, dolce, profonda. Coloro che continuano ZAZEN tutti i giorni acquisiscono l’abitudine a questa respirazione, inconsciamente, automaticamente, naturalmente. Il loro viso cambia, diventa luminoso, aperto, mentre quelli che smettono lo ZAZEN cambiano anch’essi di viso ma nel senso inverso.

In uno degli ultimi KUSEN ho detto : “Là ove sorge il pensiero, appare lo spirito.” Ma dove pensiamo, che tragitto segue il pensiero nel nostro corpo?

Esso parte dai nervi autonomi  per andare all’ipotalamo, poi al talamo, poi al cervello antico ed infine alla neocorteccia. È così che funziona il pensiero. L’ipotalamo è molto importante. E’, alla radice del pensiero, il punto di congiunzione tra corpo e spirito, tra cervello ed organi del corpo. Nella civilizzazione moderna l’ipotalamo è debole quasi in tutte le persone. Se questo diventa forte, voi evitate le malattie. Praticando ZAZEN il vostro ipotalamo diventa forte, automaticamente. I medici lo certificano. Coloro che vanno spesso dal medico sono condannati a ritornarci sempre di più. È un fenomeno psicosomatico. A volte, è chiaro, va bene consultare un buon medico se ci si sente ammalati ma bisogna consultare un medico che abbia una visione d’insieme di voi. Gli specialisti spesso vedono solo una parte del corpo e sovente, negli ospedali, non prendono in considerazione né la vostra personalità né il vostro temperamento.

Noi stessi possiamo controllare il nostro corpo e spirito. Controllare lo spirito con lo spirito è molto difficile. Ma noi possiamo controllare il nostro spirito attraverso la respirazione. Questo è assai facile.

Voler controllare lo spirito con lo spirito è come voler spegnere il fuoco col fuoco. Si crea una vampata di fuoco. Per spegnere il fuoco è più indicata l’acqua. Allora per allontanare la tristezza, le sofferenze, l’ansia, è meglio concentrarsi sull’espirazione. Si diventa calmi. Ma è necessario avere un’espirazione molto lunga senza avere tempi d’arresto prima dell’inspirazione. Inoltre, per fare una lunga respirazione, bisogna respirare dolcemente, in modo impercettibile e profondamente. Se ci concentriamo su questo modo di respirare, il nostro cervello diventa fresco, la circolazione del sangue si rinnova, è attivato lo scambio gassoso nei polmoni, smette la tosse. Una lunga respirazione, JYOMAKOKETSU, fa sì che il sangue rifluisca rapidamente nelle vene, con forza, fino al cervello e verso il cuore.

Così ho detto l’ultima volta che concentrandovi sull’espirazione, scompaiono le vene blu, che appaiono in certe donne nervose ed un po’ isteriche, oppure le vene in rilievo sulle tempie, sintomi di congestione venosa del cervello.

Nel seguito del sutra ANAPANASATI si tratta di CHIRAKU. RAKU è il divertimento, la gioia. Ci sono diversi RAKU.

Il primo RAKU è JO, cioè capire la vera gioia della nostra vita.

Che cos’è la vera gioia? Che cos’è la vera vita? Molti si chiedono quale sia la vera gioia nella vita. Per i bambini è il cibo. Anche per certi adulti che non pensano altro che a mangiare : piatto di manzo lesso, bistecca, uova, cuscus... Poi viene il sesso. La maggior parte della gente è mossa dal desiderio di cibo e di sesso. Poi ci sono le automobili, una casa confortevole, il cinema, il caffè al bar con gli amici, il gioco, le corse, la televisione...Non ci sono poi tante scelte.

Ma cucire un KESA, ecco una vera gioia.

La maggior parte della gente non può trovare JIJUKU ZAN MAI, scoprire la vera gioia della vita. Essi leggono dei libri, ma quali libri? Voi potete capire che cos’è la vera felicità, la vera gioia della vita. Venire a fare ZAZEN la mattina è un po’ difficile, ma è la vera vita, la vita autentica, retta, la vera sorgente della nostra vita.

Cambiare tipo di piacere ogni notte od ogni mese non è la vera gioia, la vera felicità. Vincere molti soldi un giorno scommettendo ai cavalli e perderli il giorno dopo, neanche questa è la vera felicità. È la stessa cosa per l’amore. Si cambia spesso il compagno. Noi non dobbiamo cambiare così il nostro spirito, cambiare oggetto. Fondare la propria felicità sull’oggetto non è la vera, autentica felicità.

In ZAZEN non c’è né oggetto né scopo, non c’è nulla. Io lo dico e lo ripeto sempre : MUSHOTOKU, senza oggetto, senza scopo.

Ieri ho ritrovato il libro d’appunti di Kodo Sawaki. Non l’avevo studiato da quando me l’aveva dato. Ho segnato tutto quello che ho ricevuto da Kodo Sawaki, ma questo libro non riuscivo più a ritrovarlo. È un libro estremamente interessante, in modo particolare per quello che concerne lo ZAZEN Shin, che vi commenterò. Ho letto per tutta la giornata. Ho anche ritrovato le annotazioni che avevo fatto dieci anni fa. Le domande non erano affatto le stesse dei mondo d’oggi. Mi chiedono:

“Perché ci si taglia i capelli per l’ordinazione?”

“Perché ci si deve girare ad angolo retto durante kin hin?”

- Se non vi girate, andate diritto.” Ci sono molti mondo buffi :

“Perché mi devo sedere nel dojo?

– Puoi rimanere in piedi, se vuoi, tutto solo!”

Ora i mondo sono meno banali. All’Arbresle un monaco ha chiesto :

“Qual è la vera felicità?”

Ed io ho risposto :

“Che cos’è la vera libertà?”

Il secondo RAKU è HORAKU, la felicità di ascoltare il vero dharma, la vera ed autentica verità.

Durante i KUSEN, voi potete gioire del vero JIJUKU ZAN MAI. Io parlo in modo libero ma tutti possono trarne qualcosa. Potete ricevere uno shock, essere impressionati. Guardare un bel dipinto, una bella scultura, la realizzazione di un’opera d’arte o una rappresentazione teatrale; ascoltare della musica, del canto, del flauto chakuatchi; Beethoven, Bach, Chopin, procura una grande felicità. La grande musica rende molto felici. I boccioli dei fiori quando arriva la primavera, gli uccelli che cantano come alla Gendronnière, le violette che sbocciano, tutto ciò è molto bello e meraviglioso. Tuttavia, le impressioni di ciascuno sono diverse di fronte alle opere d’arte, la musica, la voce della valle, il canto degli uccelli. Le sensazioni provate non sono le stesse. È come bere un whisky : alcuni diventano stupidi, per altri è un rimedio. È necessario il controllo. Un po’ d’alcol va bene ma non bisogna eccedere. Questo è HORAKU.

Il terzo RAKU è CHIRAKU. Significa  “la gioia attraverso la concentrazione” (CHI : la concentrazione).

La gioia è la concentrazione che non solo evita il disordine mentale ma che organizza il nostro spirito, che mette ordine interiormente. Concentrare lo spirito su una cosa è un grande valore della vita.

Nella vita quotidiana la maggior parte della gente non può concentrarsi, chiacchiera senza mai essere capace di concentrarsi su una cosa. Lo spirito vagabonda. Invece se ci concentriamo, se osserviamo profondamente il nostro spirito o un’altra cosa, questa è la vera felicità.

Il quarto RAKU è KARAKU, capire che cos’è la vera felicità.

Se vi ricordate questo ogni giorno, potete realizzarlo in modo estremamente esatto e fare della vostra vita una vita santa, una vita divina.

Qual è la vera felicità? Un vero regalo? Se si capisce, si raggiunge il grado di piacere, KARAKU.

Nello ZEN nulla è vietato ma bisogna controllare. Controllare il cibo, il bere, il sesso... Lo ZEN non è ascetismo. Il SANGHA deve solo vigilare a non cadere nell’eccesso. Se il nostro corpo sente il bisogno d’un po’ d’alcol come fosse un medicamento, ci invade la gioia. È KARAKU.

In ogni cosa l’eccesso è dannoso. Anche essere troppo diplomatici verso gli altri è un errore. DOGEN diceva che è necessario essere gentili verso gli altri, di non criticare né incollerirsi. È bene pronunciare parole amorevoli, non solo di fronte a qualcuno ma anche in sua essenza. Per esempio, se una persona A parla ad una persona B riguardo ad una persona C senza criticarla, B ripeterà a C ciò che gli ha detto A. È impressionante e più efficace. È KARAKU.

 

 

VIIIª frase

ANA : esistenza.

PANA : concentrarsi sull’espirazione è MU (niente).

I : la coscienza che si concentra su MU (il nulla) non trova la Via.

Non concentrarsi su U (l’esistenza) né su MU (il nulla) significa perseguire KU JO (il SAMADHI di KU).

KU SOKU ZE SHIKI – SHIKI SOKU ZE KU. La pratica consiste nel seguire la Via.

Che cos’è U ? Sono tutte le esistenze del mondo, del cosmo, SHIKI.

Che cos’è MU? È il dubbio ma a volte significa KU.

Che cos’è KU, SHIKI?

ANA si riferisce a SHIKI. L’inspirazione è U. Concentrarsi sull’espirazione è MU.

Parlando in questo modo, sicuramente il BUDDHA SHAKYAMUNI pensava che inspirando si fa penetrare qualcosa nei polmoni e che espirando vengono espulsi tutti i BONNO. In effetti inspirando entra ossigeno nel corpo ed espirando esce il gas carbonico.

Il nulla non è la negazione. I fenomeni diventano il vuoto ed il vuoto i fenomeni.

KU è il vuoto ma anche SHIKI.

KU è MU e SHIKI è KU. KU diventa fenomeno, MU le esistenze.

Un giorno, nella mia giovinezza, durante un viaggio in Cina, cercavo il bagno. Alla mia richiesta, mi rispondevano invariabilmente : MU. Mu significa là le toilettes esistono ovunque. Niente è tutto.

KU, i fenomeni, diventano esistenze, ma sono impermanenti, MUJO. Oggi si esiste, domani si entra nella bara. Ogni volta che ritorno in Giappone uno dei miei amici è morto. Spesso si vede la morte degli altri ma si dimentica la propria. Certamente morire oggi non è uno scherzo... Non bisogna negare tutto e cadere nel nihilismo.

MU, il nulla, non è nihilismo. MU diventa tutto.

La morte porta il nirvana completo. Il nulla diventa il tutto. Per esempio, alla Gendronnière, in autunno, una volta cadute le foglie dagli alberi, il sole può brillare tra i rami spogli. In primavera ed in estate riappare il fogliame verdeggiante. Il nulla diventa il tutto.

Così in questo sutra è scritto : “Il nulla è il dubbio, la negazione.” Ma questo non ha nulla a che vedere col nihilismo.

Il nulla non diventa negazione. Io devo morire ma non bisogna diventare tristi. La tristezza fa parte del nihilismo. Alcune persone, che pretendono che nulla sia importante e mostrano di non attaccarsi a niente, invece continuano a pensarci incessantemente nel loro intimo. Troppi pensieri portano alla follia e questo conduce all’ospedale. Le parole di tali persone non sono esatte, né regolari, né in armonia con gli altri.

Lo spirito, come ogni cosa, è impermanente. Non bisogna diventare troppo MU o U. Il buddhismo è la Via di mezzo, dell’equilibrio. È ANAPANASATI, né solo inspirazione né solo espirazione. Ma se ci si concentra sull’espirazione, l’inspirazione avviene naturalmente. È molto piacevole. Questo è SHIKI SOKU ZE KU e KU SOKU ZE SHIKI.

 

 

IXª frase

Concentrarsi consciamente sull’espirazione è l’origine dell’interdipendenza (INNEN). Le persone autentiche che praticano ZAZEN comprendono questo punto in modo corretto. Dalla fisiologia si sa che quando le costole si espandono i polmoni si riempiono, il diaframma di muove, s’ingrandisce. Sale o scende? I dottori giapponesi hanno certificato che durante l’espirazione il diaframma scende. Ma in Europa non ci si sa concentrare sull’espirazione. Al riguardo, la mia educazione è storica.

Allora quando il diaframma s’abbassa sotto l’effetto dell’espirazione, l’aria esce dai polmoni, cosa che provoca un meno nel corpo (l’espirazione deve essere dolce, profonda, lenta, impercettibile). In virtù dell’equazione : - + - = + , questo diventa KU alla fine dell’espirazione, poi di nuovo SHIKI, per interdipendenza. La nostra respirazione è in interdipendenza con l’aria dell’ambiente. Anche se ci si concentra sull’espirazione, l’ossigeno è necessario durante l’inspirazione. Senz’aria è la morte.

Spesso non si sta attenti alla propria respirazione, se non un po’ durante ZAZEN mentre ne parlo. Tuttavia, attraverso la respirazione è possibile dirigere il proprio spirito e quello degli altri. Se si espira bene, si diventa calmi e per interdipendenza ne è influenzato il nostro “entourage”. Concentratevi su un’espirazione lenta, lunga e profonda. Così il diaframma s’abbassa e si produce un’espansione sotto l’ombelico.

Bisogna prendere coscienza del proprio respiro. Controllare il respiro è molto difficile ma si può osservarlo, armonizzarsi ed alla fine essere uno con esso. L’espirazione deve essere lunga, profonda, calma impercettibile. Durante quest’espirazione si devono lasciar scendere gli organi interni verso il basso, dolcemente, senza bloccare. Alla fine dell’espirazione, l’inspirazione avviene automaticamente. Si rilascia ogni pressione e l’aria riempie i polmoni. Non è il caso di forzare sull’espirazione o sull’inspirazione.

Kodo Sawaki parlava spesso dell’immagine d’un ombrello rigirato. Immaginate un ombrello rigirato su uno zafu. Durante l’espirazione l’ombrello s’apre al contrario, gli organi scendono e si crea un’espansione sotto l’ombelico. Durante l’inspirazione l’ombrello si richiude, gli organi risalgono e l’aria riempie i polmoni e così di seguito.

Per ultimo, ciò che vale per la respirazione vale anche per la postura : forte, potente, energica ma naturale, umana. Questo è il ritorno alle condizioni normali.

 

 

Xª frase

NUSOKU : l’inspirazione, l’aria che entra nei polmoni.

JO : la purezza. Concentrarsi sull’espirazione, espellendo così l’aria viziata, porta la purezza. Questo diventa MU (nulla).

I  : la coscienza.

 

La pulizia e la purezza  influiscono sulla coscienza. E ciò che è pulito diventa MUI : non-volontà, non-coscienza, la quale si trasforma essa stessa in attività vivente, in slancio vitale. Questa attività è non-sofferenza. È la vera essenza dello slancio vitale, dell’energia. Nella comunicazione con l’esterno resa possibile attraverso la respirazione, ci sono due aspetti : l’inspirazione durante la quale l’ossigeno entra nel sangue e l’espirazione durante la quale l’anidride carbonica esce dai polmoni. All’interno del corpo, in ogni cellula, si crea uno scambio di anidride carbonica.

Come sapete, le amebe sono unicellulari e respirano direttamente. Gli animali e gli esseri umani non possono fare la stessa cosa. Essi devono utilizzare i polmoni e trasmettere al corpo questo afflusso d’ossigeno per intermediazione delle arterie. Così la respirazione permette di pulire il sangue che diventa puro, come anche le cellule.  Se il respiro non è profondo le nostre cellule restano sporche. Invece, se lo scambio gassoso attraverso i polmoni diventa forte, l’attività delle cellule aumenta. Questo punto è molto importante. Se vi concentrate sull’espirazione e premete con forza sul diaframma, tutte le cellule del corpo si depurano e la loro attività aumenta. Così la vita si rinforza, come anche l’omeostasi, l’equilibrio del corpo.

È inutile fare troppa attenzione al cibo, se ci si concentra bene sulla respirazione. Inoltre, si elimina il rischio di gravi malattie perché queste appaiono solo se le cellule sono deboli. La respirazione diventa un punto di giuntura tra il corpo e lo spirito. Purificare lo spirito attraverso lo spirito risulta molto difficile. Invece se ci si concentra sull’espirazione, inconsciamente, naturalmente, automaticamente il nostro spirito diventa puro per l’interdipendenza delle cellule del nostro corpo. Nel cristianesimo le nozioni di purezza, di sincerità... rimangono nel dominio della morale o dell’etica. Al contrario, se ci si concentra sull’espirazione, è possibile purificare lo spirito inconsciamente, naturalmente ed automaticamente. Praticando ZAZEN i BONNO e le impurità sono eliminate attraverso la respirazione. Le persone malate sono quelle che non possono eliminare le loro impurità.

Se la respirazione non è abbastanza profonda, i gas devono uscire sotto forma di peti. E’ meglio non trattenere i grossi peti nel corpo. Ma se vi concentrate sull’espirazione potete controllare bene i gas nel vostro intestino e pulire le cellule. Se la respirazione è buona potete facilmente gioire della vostra vita, controllare e purificare lo spirito. La respirazione di ZAZEN diventa la fonte della vitalità.

Smettere di respirare provoca la morte. Essendo la vitalità la fonte della nostra vita, quand’essa finisce, si muore. Quanto alla forma della vitalità, essa proviene dall’omeostasi del corpo che è essa stessa riunita alla respirazione, alla concentrazione sull’espirazione. Una cattiva circolazione del sangue è sempre un terreno favorevole allo sviluppo del cancro. La scienza lo dimostra. La cosa più importante è quindi utilizzare bene il diaframma e favorire in questo modo un buono scambio gassoso ed una buona circolazione sanguinea. Facendo ZAZEN vi concentrate inconsciamente sull’espirazione e questa ripetizione diventa un’abitudine, anche nella vita quotidiana.

 

 

 

XIª frase

“Concentrarsi sulla respirazione diventa la terra e l’aratro.” Se ci si concentra sull’espirazione profondamente, lungamente, impercettibilmente, il punto di scambio tra inspirazione ed espirazione diventa CHIE (la saggezza). A quel punto il nostro spirito è completamente calmo. Anche le persone che praticano le arti marziali ne hanno esperienza. In quell’istante nessuno vi può colpire. Se vi puntano una pistola o un’arma, nel vostro corpo cambiano la respirazione ed il sangue. Il punto mediano tra l’espirazione e l’inspirazione è inflessibile come un giogo.

KAN, l’osservazione, diventa semenza, seme. La pioggia dà umidità alla terra poi arriva il raccolto e quando la mietitura è finita, in autunno questo diventa secco. È la stessa cosa per gli organi sessuali. Se smettono d'essere umidi ci si ammala e non può esserci raccolto. È necessario pulire sempre il corpo con la respirazione e fare la mietitura. Questo sutra dà un metodo completo per la salute.

Che cos’è il raccolto? Non si tratta unicamente del riso. È anche pulire il proprio corpo e spirito con la respirazione. Allora non c’è più bisogno di medicine né di dottori. Sto scrivendo un libro sulla vera psicosomatica in collaborazione col dottor IKEMI. ZAZEN seguito da SANPAI e dal canto del sutra dell’HANNYA SHINGYO è il metodo migliore per pulire il corpo e lo spirito. Così si può raggiungere la vera felicità e seguire la vera Via.

Nello YOGA ci sono numerosi metodi di respirazione. Nello zen insegno in modo particolare quella del KIKAI TANDEN. Il Maestro DOGEN non ha parlato molto della respirazione. Il Maestro Keizan l’ha spiegata di più. Questa respirazione è molto difficile. Bisogna concentrarsi su un’espirazione lunga, lenta e prolungata, come è scritto nel FUKAN ZAZENGI e l’EIHEIKOROKU. La respirazione è il legame che permette l’equilibrio tra la coscienza e la postura. Se si ha una buona postura di ZAZEN si può capire meglio questo tipo di respirazione e praticarla automaticamente. Ai principianti il Buddha SHAKYAMUNI insegna a contare il ritmo della respirazione. Ma per contare bisogna utilizzare il cervello. D’altro canto, contare evita che appaiano troppe illusioni e nascano troppi pensieri, come avviene nei principianti. Il mio maestro Kodo Sawaki insegnava a concentrarsi sulla postura : mani, dita, pollici che non devono formare né montagne né valli. In questo modo i pensieri scompaiono. I praticanti del kendo o del tiro con l’arco conoscono l’importanza di questa espirazione lunga e lenta. Una volta finita l’espirazione, l’inspirazione viene automaticamente dal fondo dei polmoni.

Durante l’espirazione si diventa calmi e si possono recidere gli INNEN, le catene interne dell’interdipendenza delle cause e degli effetti. Che cos’è l’interno? L’esterno? L’interno rappresenta gli organi di senso, GEN NI BI ZE SHIN I; l’esterno i colori, i suoni, gli odori, SHIKI SHO KO MI. Attraverso i sei organi di senso sono percepiti i colori, i suoni, gli odori. Attraverso ZAZEN e la pratica di una lunga espirazione, nella vita quotidiana è possibile troncare i sei organi di senso ed i sei oggetti di percezione. Concentrandosi sempre sull’espirazione, a poco a poco appare una espansione sotto l’ombelico, a livello del KIKAI TANDEN ove si crea una grandissima forza come pure in vita, al posto dei reni. Allora abbiate sempre un’inspirazione breve ed un’espirazione lunga, lenta e prolungata. Se appaiono dei pensieri, non seguiteli. La Via è così. Se si resta sui pensieri, nascono le illusioni poi gli sbagli ed i peccati.

“I BONNO, le illusioni vengono dall’esterno”, è scritto in un sutra. Quando si sente col corpo, se si vede o si ode un suono, queste percezioni si dirigono verso l’ipotalamo attraverso l’intermediazione dei nervi autonomi, poi dall’ipotalamo al talamo e alla neocorteccia. A quel punto appare la coscienza. Si pensa, si immagina. Per esempio, si guarda un fiore, è JU. Si trova questo fiore bello, e SO. Si decide di coglierlo, è GYO. A partire dalla neocorteccia nascono i pensieri. I BONNO vengono sempre dall’esterno ed i pensieri non solo dal cervello. L’ipotalamo entra in azione attraverso gli organi di senso : si pensa. Troppi pensieri azionano il sogno che nasce dai numerosi ricordi accumulati nei neuroni. Non può esserci armonia nella respirazione se ci sono troppe illusioni nel cervello. La respirazione lunga, lenta e prolungata è difficile senza l’abitudine. La ripetizione e l’abitudine sono molto importanti. Concentrandosi sull’espirazione si può metter fine a tutto ed i pensieri non possono persistere.

Se si comprende la respirazione e se si è in una postura esatta, al momento dello smorzamento  dell’espirazione-inspirazione, si può cogliere il vero aspetto delle cose, guardare la nostra vita e morte e trovare il vero zen. Allora si diventa KU.

È la pianta della via. Il vero aspetto della respirazione è l’aspetto di KU perché con l’inspirazione (+) e l’espirazione (-) i polmoni diventano KU.

Un discepolo del Buddha SHAKYAMUNI domandò : “Se ci si concentra sulla respirazione si può ottenere la Via?”

Il Buddha rispose : “ La nostra coscienza comprende la respirazione ma la respirazione non può conoscere la coscienza.”

La respirazione non può conoscere lo spirito della gente. Se ci si concentra consciamente sull’espirazione, questo rivela coscienza ed in questo caso è necessaria la volontà. In compenso, durante ZAZEN, se l’espirazione è lunga e profonda, si può diventare veramente calmi, inconsciamente.

La respirazione deve essere impercettibile. Se è così, cessano i pensieri, lo spirito si armonizza ed appare la saggezza. Si può allora praticare la vera osservazione di ogni cosa. La saggezza proviene da una lunga espirazione. Nella scherma o nel tiro con l’arco si porta l’attacco alla fine d’una lunga espirazione. Si mira in modo più preciso. Durante ZAZEN concentratevi sull’espirazione altrimenti appaiono dei pensieri. Con una lunga espirazione il corpo diventa forte e cessano le malattie. Con una giusta postura ed una lunga espirazione la vostra coscienza può diventare HISHIRYO e si sviluppa la saggezza. Non è necessario pensare. Automaticamente appaiono l’intuizione, i pensieri, la creatività.

 

 

 

XXIª frase

Questo capitolo del sutra ANAPANASATI  menziona tre sorti di sedute in ZAZEN :

-        la prima è MIJOZA (la seduta armoniosa);

-        la seconda è la seduta pura;

-        la terza è la seduta senza attaccamento.

 

Che cos’è MIJOZA, la seduta armoniosa? Si ottiene quando, in ZAZEN, lo spirito non è separato dalla respirazione ma segue sempre il ritmo della respirazione. Non si pensa ad altro, si è concentrati sullo spirito. Coloro che non hanno l’abitudine pensano ad altre cose. Non è autentico. Ripeto sempre che i principianti devono concentrarsi sullo spirito con lo spirito e pensare con il corpo. Se ci si concentra sullo spirito, si può proprio pensare col corpo. Si insegna questo in Giappone nella cerimonia del tè, le arti marziali, l’ikebana. Anche nelle corse di cavalli è necessario che il cavaliere diventi uno col suo cavallo : se sono tutti e due completamente uniti, possono vincere.

 

La seconda seduta, la seduta pura, consiste nel concentrarsi inconsciamente sull’espirazione. Si ottiene con l’abitudine a ZAZEN, con una lunga pratica. Il mio maestro Kodo Sawaki diceva sempre: “Continuate per molto tempo e potrete concentrarvi in ogni momento sull’espirazione.” Al di fuori di ZAZEN, questa concentrazione avviene grazie alla volontà. Più questa è energica, più è efficace. Si può praticarla ovunque, anche nel sonno. È un buon metodo di salute. Non si è stanchi. La notte scorsa sono andato a dormire alle cinque. Sono rimasto seduto fino alle cinque. Avevo dormito un po’ nel pomeriggio e così una volta al mio ufficio non avevo più sonno. A.-M. mi ha portato degli yogurt e due uova. Poi lei è andata a dormire. Io sono rimasto a lavorare fino alle cinque. È stato un po’ difficile alzarmi questa mattina, ma quando ho sentito il gong mi sono svegliato ed ora non sono affatto stanco. La mia vita è così. Dormo pochissimo, a volte due ore mi bastano. È una vita sana, guidata dalla respirazione. I miei polmoni sono larghi e forti e l’aria va fino al fondo. Concentrarsi sull’espirazione è il metodo migliore per essere in buona salute. Non è allora necessario utilizzare una grande quantità d’energia, la metà della media della gente. Inoltre, se ne possiede una quantità quattro volte superiore. Anche l’agopuntura aiuta. È molto efficace. Bisogna prendersi cura della propria salute ma con questi metodi, la fatica scompare rapidamente. Coloro che continuano ZAZEN non sprecano le loro energie invano, si concentrano sul proprio lavoro; sono come il commediante o l’attrice che recitano bene perché non sprecano le loro riserve d’energia.

 

Ieri è venuto M. B. e m’ha detto : “SENSEI assomiglia ad un bimbo di cinque anni.” È veramente ammirazione? Non lo so. Egli voleva senz’altro dire che sono giovane. Vent’anni, va bene, ma non cinque. Io non sono un bebè. Lui è troppo grosso, organizza lo YOGA con l’aiuto del governo e dell’Università ma è stanco. È troppo grande. La Gendronnière è giusto ciò che serve. Io non sono stanco. Gli uomini d’affari moderni si torturano lo spirito e così si affaticano. Io no. Preparo tutto poi mi fermo. Loro praticano lo YOGA, io pratico ZAZEN. Qual è il più economico? Solo sedersi è molto semplice. Lo YOGA è difficile. A volte si assume la postura contraria del normale o si beve l’acqua col naso. Alcuni hanno sviluppato in questo modo molte energie ma  ne perdono anche molte. Non è naturale. Già in Tibet ci sono state per più di mille anni delle grandi discussioni sulle zen e lo YOGA. Questa discussione è terminata, la storia ha troncato. Quale è meglio? Lo YOGA a volte spreca l’energia. Coloro che fanno ZAZEN sviluppano il cervello. Cos’è un cervello giusto, buono? Chi ha il miglior cervello? È colui che ritrova la condizione normale. Ed il suo cervello non è affaticato. Il cervello normale è legato ad un ipotalamo forte, è un cervello buono, un cervello sviluppato. Invece, un cervello che non è nella condizione normale diventa alienato, folle ed ignorante; è diversa la cosa. L’ignoranza genera la stupidità per insufficienza del cervello. Quelli che hanno una grande saggezza sono sempre in una condizione normale di spirito, di cervello. Non sono affaticati. Hanno un ipotalamo forte. Ma una molle pratica di ZAZEN, fatta senza rientrare il mento, senza raddrizzare la colonna vertebrale, non è efficace.

La terza seduta è ZAZEN senza attaccamento. Questa è la più grande condizione di ZAZEN, lo ZAZEN perfetto, completo. Se si legano gli angoli del proprio fazzoletto non ce se ne può servire. Allo stesso modo, se il nostro spirito ha degli attaccamenti, non può essere libero, è egoista. Anche il Cristo ha detto nel Vangelo : “Voi dovete ridiventare come dei bambini.” È certo questo che M. B. ha sentito in me, la vacuità. Ma il mio viso non è quello d’un bambino. A volte mi criticano. Un giorno un uomo d’affari aveva detto a M. B. : “TAISEN DESHIMARU non è un saggio.” M. B. ha risposto : “Forse non è un saggio ma un leone. State in guardia.” I monaci zen non hanno il viso da intellettuali. Neanche BODHIDHARMA. Il viso di chi fa ZAZEN da molto tempo cambia, diventa come quello del leone o della tigre. Ma M. B. dice : “Il vostro viso è come quello d’un bambino di cinque anni.” Quando rido, certo, perché nel mio spirito non ci sono attaccamenti. Io penso sempre l’istante presente, qui ed ora e mi concentro sempre sull’espirazione. Così posso armonizzarmi col mio interlocutore, qualunque esso sia. Armonizzandosi con l’ordine cosmico si diventa abili. Con ZAZEN si possono creare dei poteri magici ma non è questo il fine. Nello YOGA c’è sempre uno scopo. Si pensa di raggiungere uno scopo. Nello zen : niente. Allora i poteri magici appaiono automaticamente. Ieri erano scomparsi dei fogli di carta. Facendo ZAZEN verso la scrivania, avevo avvertito che erano in quel posto. A. M. pensava fossero alla Gendronnière. Ma la mia intuizione e la mia saggezza mi guidano. André ha cercato ovunque alla Gendronière ma senza successo. Tutto ad un tratto ho sentito dov’erano e li ho trovati subito. È un potere magico inconscio, naturale. Concentratevi quindi sull’espirazione. Il cervello diventa forte ed anche le persone stolte diventano intelligenti. La storia dello zen è piena di queste persone idiote che, con la pratica di ZAZEN, sono diventati dei grandi discepoli.

Queste tre sedute, questo tre tipi di ZAZEN sono illustrati sotto forma di tre poesie.

 

Iª poesia

Separandosi dallo spirito di SANRAN, dallo spirito di dispersione, di disordine, di confusione, ci si deve sforzare di non separarsi dalla pratica e dalla concentrazione quotidiane.

IIª poesia

Ora lo stadio dello sforzo è superato, noi arriviamo allo spirito naturale, puro.

IIIª poesia

La concentrazione deve diventare la non-concentrazione, solo armonizzarsi con lo spirito dell’ordine cosmico.

 

 La prima poesia concerne i principianti, le persone che non conoscono la concentrazione e la respirazione. Essi devono fare sempre degli sforzi per separarsi dallo spirito di SANRAN, ed anche se riescono a concentrarsi per cinque minuti, poi riappare il pensiero. I principianti devono concentrarsi innanzitutto sulla postura, poi sulla respirazione.

Nella seconda poesia, si è superato lo stadio dello sforzo, lo stato di concentrazione sulla postura e l’espirazione. Si è concentrati inconsciamente, naturalmente ed automaticamente.

Nella terza poesia, la concentrazione diventa non-concentrazione. Se si ha una lunga pratica di ZAZEN la concentrazione si trasforma in non-concentrazione e ci si armonizza con lo spirito dell’ordine cosmico inconsciamente, naturalmente ed automaticamente.

 

Queste tre sedute sono riunite a tre tipi di respirazione :

1° ZASOKU : la respirazione praticata dalla maggior parte della gente, mischiando diverse forme di respirazione;

2° JSOKU : la respirazione pura;

3° DOSOKU : la respirazione ordinata, quella che segue il flusso cosmico.

 

ZASOKU:

Non ci si cura del proprio respiro, come gli animali. Se non c’è più respiro, sopravviene la morte. Non sono numerose nel mondo le persone che si concentrano sulla respirazione. Questo è il contrario dell’ordina naturale, è il disordine. Lo fanno un po’ solo le persone che io educo. ZASOKU si pratica quando si è in collera, per esempio. Il viso di alcuni diventa tutto rosso, la respirazione si arresta, il sangue affluisce nelle vene e le tempie si gonfiano. La bocca prende la forma d’un pallone. Quando si ha paura o si è triste, il diaframma risale  ed ha difficoltà a ridiscendere. La respirazione diventa oppressa e rapida. Accade la stessa cosa quando si ride molto. Questo stati non sono buoni. Esistono quindi diverse respirazioni. Alcune sono buone, altre no. Con la respirazione è possibile controllare i sensi e le passioni.

JOSOKU :

Ci si concentra su un’espirazione lunga, lenta e profonda. Per questo è possibile, all’inizio, al momento dell’espirazione contare a bassa voce circa fino a dieci. Così si può praticare una buona respirazione.

DOSOKU :

Una respirazione ordinata permette di controllare le emozioni, le passioni. Tutti i BONNO scompaiono e si segue l’ordine cosmico, si ritrova la condizione normale. Per esempio, un cane guarda un pezzo di carne. Passa una cagna. Il suo respiro cambia, diventa affannoso. È come per certi ragazzi quando vedono passare una bella ragazza. È necessario controllare il proprio respiro. Le persone che praticano ZAZEN arrivano al terzo stadio di questa respirazione inconsciamente, naturalmente ed automaticamente.

 

Nella XXIIIª parte del sutra ANAPANASATI si dice ancora che la respirazione si divide in tre punti :

1° la grande respirazione,

2° la media respirazione,

3° la respirazione tenue, impercettibile.

 

La grande respirazione è la respirazione ordinaria, molto forte. Oggi nel dojo una ragazza è caduta. Avevo notato che la sua respirazione era troppo forte. Quelli che svengono durante ZAZEN non sono concentrati sulla loro espirazione. Si può controllare tutto con una espirazione lunga, lenta, profonda, impercettibile. Quando respirate , fatelo così, senza fare rumore, senza  ronfare o tossire come fanno alcuni.

La respirazione media è d’ordine psicosomatico. Si vuole fare sempre attenzione alla respirazione ma appena si lascia questo sforzo, si dimentica.

La terza è la vera respirazione. Si è concentrati sull’espirazione inconsciamente, naturalmente ed automaticamente. Si è acquisita l'abitudine a questa respirazione e la si pratica anche durante il sonno. Il mio allenamento di quarant’anni mi permette d’essere così.

La respirazione deve essere impercettibile, lunga e profonda, concentrata sul KIKAI TANDEN. Se durante ZAZEN avete delle difficoltà a mantenere la postura, il vostro corpo è dolorante, concentratevi sull’espirazione. Così dimenticate il dolore. Anche se sorgono troppi pensieri, concentratevi sull’espirazione. Allora questi svaniranno. Si può fare scomparire tutto con la concentrazione sull’espirazione. È molto pratico ma la maggior parte della gente non conosce questa tecnica. Le persone che praticano le arti marziali capiscono a qual punto sia importante la respirazione. Di fronte ad un avversario bisogna respirare con calma e concentrarsi su un’espirazione lunga e calma. È durante l’inspirazione che il nemico attacca. Se l’inspirazione è breve e l’espirazione potente, l’avversario coglie che è pericoloso attaccare. Se vi allenate in questo metodo realizzerete che è assai efficace per controllare ogni cosa nella vita.

 

 

Annotazioni effettuate nel febbraio 1980 al Dojo di Parigi

da Janine Monnot, Katia Robel ed Evelyn de Smedt.

VIBRAZIONE = ENERGIA

VIBRAZIONE, nella fisica quantistica, significa ENERGIA. Siamo tutti esseri vibranti su determinate frequenze. Ogni vibrazione è equivalente ad un sentimento e nel mondo "Vibrazionale", ci sono solo due specie di vibrazioni: POSITIVE o NEGATIVE. Ogni sentimento può generare una vibrazione positiva o negativa. 

 

I PENSIERI

Ogni pensiero emette una frequenza nell'Universo e questa frequenza può risalire indietro fino all'origine, quindi, nel caso in cui si hanno pensieri negativi come scoraggiamento, tristezza, rabbia, paura, tutto questo ritorna indietro al mittente. Ecco perché è così importante prendersi cura della qualità dei propri pensieri ed imparare a coltivare pensieri più positivi.

 

LE PERSONE

Le persone intorno a noi influenzano direttamente la nostra frequenza di vibrazione. Se ci circondiamo di persone felici, positive e determinate, entreremo anche noi in questa vibrazione. Al contrario, se ci circondiamo di gente che si lamenta, emette pettegolezzi ed è pessimista, occorre fare molta attenzione poiché, in verità, possono ridurre la nostra frequenza e quindi impedirci di usare la legge di attrazione a nostro favore.

 

LA MUSICA

La musica è molto potente. Se si ascolta solo musica che parla di morte, tradimento, tristezza, abbandono, tutto questo interferisce con ciò che si prova. Occorre prestare attenzione al testo della musica che si ascolta, potrebbe ridurre la frequenza di vibrazione. È OPPORTUNO RICORDARE: si attira esattamente ciò che si sente nella propria vita.

 

GUARDARE IN TV

Quando si guardano programmi che si occupano di disgrazie, morti, tradimenti, ecc. Il cervello lo accetta come realtà e rilascia un'intera reazione chimica nel corpo, che colpisce la frequenza di vibrazione. Bisogna guardare ciò che fa sentire bene per consentire di vibrare ad una frequenza più alta.

 

L’ATMOSERA

Che sia a casa o al lavoro, se si passa molto tempo in un ambiente disordinato e sporco,  si avrà un effetto anche sulla frequenza delle vibrazioni. Occorre migliorare ciò che ci circonda, organizzare e pulire il proprio ambiente. Mostrare all'universo che si è adatti a ricevere molto di più. Prendersi cura di quello che si ha già!

 

LA PAROLA

Se si reclama o si parla male di cose o persone, ciò influisce sulla propria frequenza di vibrazione. Per mantenere alta frequenza, è essenziale eliminare l'abitudine di lamentarsi e parlare male degli altri. Quindi bisogna evitare drammi e bullismo psicologico. Assumersi la propria responsabilità per le scelte della propria vita!

 

LA GRATITUDINE

La gratitudine colpisce positivamente la frequenza delle vibrazioni ed è un'abitudine che bisogna integrare immediatamente nella propria vita. Iniziare a ringraziare per tutto, per le cose buone e per quello che si considera cattivo, grazie per tutte le esperienze che abbiamo vissuto. La gratitudine apre la porta affinché le cose belle accadano positivamente nella propria vita.

I 18 principi del DALAI LAMA

 

1) Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.

2) Quando perdi, non perdere la lezione.

3) Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.

4) Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.

5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.

6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.

7) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.

8) Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.

9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.

10) Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.

11) Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.

12) Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.

13) Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.

14) Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.

15) Sii gentile con la Terra.

16) Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.

17) Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.

18) Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

 

Dalai Lama

 

(articolo tratto da http://risvegliati.altervista.org/18-principi-del-dalai-lama/ )

 


 

La ricerca scientifica sull’Hatha Yoga

Le ricerche scientifiche indicano che, all’interno di programmi pensati per favorire il benessere mentale e fisico di coloro che hanno una patologia conclamata, l’Hatha Yoga è uno strumento utile, pratico e valido.

La pratica regolare dell’Hatha Yoga, favorendo cambiamenti positivi nella qualità di vita e nelle condizioni fisiche e mentali, promuove il miglioramento di tanti aspetti legati alla nostra salute e l’equilibrio tra corpo, mente ed emozioni (Halder, Chatterjee, Pal, Tomer, Saha, 2015).

Dalle evidenze scientifiche emerge che la pratica dell’Hatha Yoga ha un effetto positivo sulla forma fisica migliorando, ad esempio, la resistenza cardiorespiratoria e il funzionamento neuromuscolare, alleviando i sintomi e la percezione dello stress (Halder et al, 2015). Inoltre, favorisce un cambiamento positivo nelle caratteristiche antropometriche e nella flessibilità (Cheung, Wyman, Bronas, McCarthy, Rudser & Mathiason, 2017; Cheung, Wyman, Resnick & Savik, 2014). Le posture, la respirazione e gli esercizi meditativi aiutano ad affinare anche la capacità di elaborazione delle informazioni percettive, visuo-spaziali e l’attenzione (Gothe, Kramer, McAuley, 2017) e contribuiscono a migliorare la percezione di sé aumentando il senso di agency (Gwiaździński, Fedyk, Krawczyk, Szymański, 2017).

Nello specifico la pratica degli asana giova alle funzioni cognitive aumentando il flusso sanguigno cerebrale, la neurogenesi e i fattori neurotrofici che supportano la salute neuronale; mentre gli esercizi di respirazione e di meditazione agiscono positivamente sulle funzioni cognitive aiutando a focalizzare l’attenzione sul momento presente (Derry, Jaremka, Bennett, Peng, Andridge, Shapiro, Malarkey, Emery, Layman, Mrozek, Glaser & Kiecolt-Glaser, 2015).

L’Hatha Yoga è un intervento aggiuntivo efficace anche per coloro che continuano ad avere sintomi depressivi nonostante abbiano intrapreso un trattamento farmacologico e psicoterapeutico. In studi scientifici che si sono concentrati su persone con depressione è emerso infatti che, attraverso la pratica dello Yoga, il funzionamento sociale e personale migliora e si sviluppa una percezione generale più adeguata della propria salute nel tempo (Uebelacker, Tremont, Gillette,Epstein-Lubow,Strong, Abrantes, Tyrka, Tran, Gaudiano, Miller, 2017). La pratica si è rivelata inoltre uno strumento efficace anche nel diminuire in modo significativo la ruminazione, quindi nel favorire il benessere (Kinser, Bourguignon, Whaley, Hauenstein & Taylor,2013), e nel ridurre i sintomi depressivi anche nei controlli di follow up (Uebelacker et al, 2017). L’uso dell’Hatha Yoga sarebbe quindi da promuovere all’interno di progetti di cura e promozione della salute per persone che soffrono o hanno sofferto di depressione, anche perché i benefici di tale pratica sembrano cumularsi nel tempo (Uebelacker et al, 2017).

La depressione è spesso presente, insieme all’ansia, nelle persone con disturbi alimentari. Dalle ricerche scientifiche emerge che la pratica dell’Hatha Yoga, inserita all’interno di un programma di trattamento ambulatoriale dei disturbi alimentari, favorisce la riduzione di questi sintomi e del disturbo dell’immagine corporea senza influire negativamente sul peso (Hall, Ofei-Tenkorang, Machan, Gordon, 2016). L’Hatha Yoga è quindi una pratica efficace nel favorire l’autoaccettazione, la riduzione dello stress e dei sintomi legati all’umore anche per persone con disturbi alimentari che seguono un programma di trattamento ambulatoriale standard (Hall et al, 2016).

Gli stati affettivi negativi come ansia e depressione sono comuni anche dopo una malattia cardiovascolare, in questi casi infatti il tasso di prevalenza può arrivare fino al 31% (Yeung, Hosen Kiat, ,Denniss, Birinder, Cheema, Bensoussan, Machliss, Colagiuri & Chang, 2014). Da quanto emerso dalle ricerche scientifiche sulla riabilitazione cardiaca l’Hatha Yoga risulta benefico per la circolazione del sangue in quanto l’attivazione e il rilassamento dei muscoli durante il movimento migliorano gli effetti della pompa muscolo-scheletrica, mentre la co-attivazione dei muscoli antagonisti durante le posture può creare regioni di pressioni relativamente basse e alte che migliorano la circolazione sanguigna (Yeung, et al, 2014). Complessivamente è una pratica equilibrata che può ridurre i sintomi psicosociali, migliorare l’umore e le funzioni cardiovascolari e cognitive (Yeung et al, 2014), quindi, può essere utile inserirla all’interno dei programmi di riabilitazione cardiaca.

La ricerca scientifica mostra che la pratica dell’Hatha Yoga è efficace anche nel caso in cui si stia portando avanti una battaglia contro un cancro. Le donne sopravvissute al tumore al seno che, oltre alle cure mediche e ai controlli obbligatori, praticano Hatha Yoga, per esempio, sperimentano maggiore vitalità e la diminuzione dei sintomi depressivi rispetto ai gruppi di controllo (Kinser, Bourguignon, Whaley, Hauenstein& Taylor, 2013). L’attività dell’Hatha Yoga sembra avere una funzione significativa anche nel favorire la riduzione dell’infiammazione post operatoria e del senso di fatica percepita (Kinser et al, 2013). La pratica delicata, gli esercizi di respirazione e le meditazioni possono, quindi, essere utilizzati per contribuire a ridurre efficacemente le diverse difficoltà, come il dolore, la depressione o la stanchezza, che possono essere presenti, anche a causa delle cure mediche, nelle donne che hanno avuto un cancro al seno.

Recentemente sono state condotte delle ricerche anche sugli effetti dell’Hatha Yoga sulla salute di persone che sono state trattate per un tumore alla testa e al collo. La cura necessaria per questo tipo di tumore purtroppo provoca tossicità a lungo termine e un maggiore peso sul piano fisico e psicosociale nei sopravvissuti (Adair, Murphy, Yarlagadda, Deng, Dietrich & Ridner, 2018). Dagli studi emerge che le posture yoga, il respiro e la meditazione hanno un effetto positivo sulle condizioni di salute degli individui, favoriscono il miglioramento del tono dell’umore, la diminuzione dei sintomi spiacevoli e il recupero della funzionalità della spalla (Adair et al, 2018). L’Hatha Yoga risulta dunque efficace nel ridurre l’impatto degli effetti tardivi successivi al trattamento per un tumore alla testa e al collo (Adair et al, 2018).

Gli anziani con una diagnosi di osteoartrosi che praticano Hatha Yoga, per esempio, hanno un significativo miglioramento nella percezione dei sintomi legati alla patologia e mostrano una diminuzione dell’ansia e della paura di cadere (Cheung et al, 2014). La pratica dunque migliora i sintomi e la funzionalità di queste persone portandole a sperimentare notevoli benefici nella vita quotidiana (Cheung et al, 2014).

Con l’avanzare dell’età aumenta anche il rischio di malattie infiammatorie a causa del declino delle funzioni del sistema immunitario, quindi, la ricerca scientifica ha indagato l’efficacia della pratica dell’Hatha Yoga sull’infiammazione vascolare nelle donne anziane. È emerso che la pratica costante porta dei cambiamenti significativi e positivi nei fattori di infiammazione vascolare (Kim & Ju, 2017) ed è quindi uno strumento valido per contrastare il deterioramento fisico dovuto all’avanzare dell’età.

Dai dati raccolti in letteratura sembrerebbe, quindi, che la pratica dell’Hatha Yoga abbia il potenziale per influenzare positivamente più percorsi patologici; pertanto, risulta opportuno favorire lo sviluppo di interventi di sostegno mente-corpo per promuovere una migliore qualità di vita nei pazienti. Lo Yoga è una pratica poco costosa, facilmente accessibile, adattabile alle caratteristiche dei singoli, valida nel migliorare l’autoefficacia, l’accettazione del proprio corpo e nel ridurre la sintomatologia legata all’età, alla malattia, all’umore e allo stress.

L’Hatha Yoga dunque produce complessivamente benefici significativi nel corpo, aumenta la tolleranza allo stress, diminuisce l’ansia e la depressione, agevola la messa in atto di risposte funzionali per la regolazione emotiva (Medina, Hopkins, Powers, Baird & Smits, 2015) e favorisce il cambiamento delle proprie abitudini con effetti positivi sul proprio benessere e sulla salute mentale.

(articolo liberamente tratto da https://www.istitutobeck.com/yoga/la-ricerca-scientifica-sullhatha-yoga )

Perché è così potente colorare i MANDALA

“Ogni cosa che fa il Potere del Mondo è fatta in cerchio.
La volta del cielo è rotonda, e ho sentito che la terra è rotonda come una palla, e così sono tutte le stelle. Il vento, al massimo del suo potere, gira vorticosamente.
Gli uccelli fanno il nido in forma circolare perché la loro è la nostra stessa religione.
Il sole sale e scende lungo il cerchio.
La Luna fa lo stesso ed entrambi sono rotondi.
Anche le stagioni formano un grande cerchio nel loro trasmutare e sempre ritornano laddove furono.
La vita di ogni uomo è un cerchio dalla fanciullezza alla fanciullezza e così è ogni cosa ove si muove il potere.”


( Alce Nero, sciamano della famiglia Lakota Sioux nell’America del Nord )

 

“La parola Mandala deriva dalla lingua indiana sanscrita (मण्डल) e significa “cerchio”. Non esiste al mondo un altro disegno simbolico così universale come il Mandala; compare in ogni cultura e in tempi diversi, dal Tibet lamaistico, all’induismo tantrico, al buddhismo Vajrayana tibetano, agli Indiani Navaho e del Sud-Ovest America. Il più antico Mandala fino ad oggi conosciuto è una “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud. Anche in natura possiamo ritrovare forme mandaliche: nella frutta, nelle pietre, nei fiori, tra gli alberi, nel cielo. Oltre ad essere disegnati, i Mandala vengono anche “vissuti” ed alcuni esempi possiamo ritrovarli in India con la danza del Mandala, tra gli indiani Navaho nelle pratiche di guarigione dove la persona viene posta al centro di un cerchio disegnato sul terreno, mentre in occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari e nel girotondo dei bambini.” spiega lo psicologo clinico Marco Turi.

Carl Gustav Jung, famoso psicoanalista svizzero, studiò i Mandala per oltre 20 anni e scrisse quattro saggi sull’argomento. Per Jung i “Mandala sono uno dei migliori esempi dell’operazione universale di un archetipo” cioè dell’azione di quei temi e schemi dominanti presenti nell’inconscio collettivo du tutti noi.

Durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore e dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno o di colui che lo colora perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno.

Nelle filosofie orientali il “mandala” viene utilizzato come mezzo per la meditazione e tramite la sua costruzione o inserimento, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo.

 

CREARE E COLORARE I MANDALA

La forma più potente di terapia è creare il proprio mandala. Vengono chiamati Mandala non solo le figure circolari ma anche le forme concentriche come quadrati e triangoli. L’importante è che rimangano presenti le caratteristiche principali: un centro dal quale l’energia viene emanata e una proiezione nello spazio-tempo.

I monaci tibetani realizzano i mandala tradizionali con migliaia di granelli di sabbia colorata e una volta terminata l’opera li distruggono per ricordare che nulla nel mondo dura in eterno.

Se creare dei mandala di sabbia colorata come le fantastiche opere dei monaci tibetani non è alla nostra portata, possiamo disegnarli e colorarli oppure acquistare un album di mandala da colorare. Più avanti ci sono 5 mandala che puoi stampare gratuitamente per iniziare a colorare!

Di solito i mandala si colorano partendo dal centro e procedendo verso l’esterno. In questo modo i mandala ci incoraggiano ad una maggiore apertura verso gli altri che parte comunque dalla necessità primaria di conoscere innanzitutto se stessi.

 

GLI 8 BENEFICI DEL COLORARE I MANDALA

I ricercatori hanno osservato infatti che anche semplicemente colorare i mandala ha un profondo effetto sul cervello e sulla nostra mente:

  • Attiva l’emisfero destro del cervello
  • Favorisce la sincronizzazione cerebrale
  • Migliora la creatività e la capacità di risolvere i problemi
  • Alleggerisce la mente
  • Porta in uno stato naturale di meditazione
  • Favorisce l’intuizione e il sorgere di nuove idee e progetti
  • Ha effetto ordinatore sulla nostra psiche grazie al simbolo rappresentato dal mandala
  • E' un attività da fare con i bambini per rafforzare il legame e portarli in uno stato di calma

 

(articolo tratto da https://www.dionidream.com/potere-mandala/)

 


 

Chi brilla di luce propria infastidisce chi vive nell'oscurità

Brillare di luce propria vuol dire godere di buona autostima ed essere orgogliosi di se stessi, inspirare con forza la realtà che vi avvolge e, inoltre, saper dare felicità agli altri.

In fin dei conti, la vita non è così complicata; se smettiamo di “dipendere” dal materialismo e dall’egoismo, così come da altre persone, saremo più liberi ed autentici. In questo modo potremo vivere in totale pienezza.

 

Cosa si intende con “vivere nell’oscurità”?

C’è chi trascorre buona parte della propria vita rinchiuso in quella dimensione in cui l’invidia, i rancori ed i risentimenti verso gli altri non permettono di essere felice.

E dobbiamo fare attenzione, perché, a volte, le persone buie possono spegnere le luci degli altri. Oggi riflettiamo su questo.

 

L’IMPORTANZA DI BRILLARE DI LUCE PROPRIA

Nessuno deve darvi la sua luce, ogni persona deve imparare a coltivare la propria luce personale risolvendo le possibili oscurità che la vita ci presenta ogni tanto.

Per brillare di luce propria, è necessario aver assunto ed integrato tutti i seguenti aspetti:

Imparare che siamo persone uniche ed autentiche. Quello che siete e che avete ottenuto vi identifica e deve inorgoglirvi.

Gli errori o i fallimenti del passato non sono oscurità da nascondere o di cui vergognarsi. Sono esperienze vivide che arricchiscono il nostro ciclo vitale. Sono fatti da cui abbiamo imparato e che abbiamo accettato.

Brillare significa anche saper coltivare la reciprocità. Conosciamo noi stessi e siamo empatici verso gli altri, comprendiamo i loro pensieri e siamo felici per le loro gioie. Non esitiamo ad aiutare, a venire incontro a chi ne ha bisogno, perché fa parte della nostra identità e ci arricchisce.

Accettare tutti questi aspetti richiede, senza dubbio, tempo e molto equilibrio interiore. A volte la vita non ci tratta bene. Il passato di rapporti familiari traumatici, relazioni amorose nocive o aver avuto qualche malattia creano molte oscurità nel nostro cuore.

Tuttavia, lo crediamo o no, nessuno nasce con luce propria. La luce, la fortuna e la felicità si costruiscono ogni giorno essendo coscienti del fatto che meritiamo di entusiasmarci, sorridere ed uscire più forti dalle avversità.

 

PROTEGGERCI DALLE PERSONE CHE SPENGONO LUCI

C’è chi spegne luci tramite il suo negativismo, tramite la sua abilità di farci credere che non siamo capaci e meritevoli di certe cose.

Se non abbiamo una buona autostima, finiremo per soffrire a causa di questi attacchi, soprattutto se provengono da persone per noi importanti.

Prendete nota di quello che bisogna fare per affrontare questi comportamenti e continuare a conservare la propria luce.

 

IGNORARE

È probabile che le persone buie siano familiari e persino qualche collega di lavoro. Invece di arrabbiarci o affrontarli, la cosa migliore è ignorarli.

Dovete capire che dietro questi comportamenti, spesso si nasconde una scarsa autostima, pertanto bisogna comprendere i limiti di queste persone e sapere che non sono come noi.

Accettateli così come sono, accettate voi stessi ed ignorate.

 

CIRCONDATEVI DI PERSONE CHE BRILLANO DI LUCE PROPRIA

Rafforzate le vostre relazioni con amici, parenti e partner che hanno i vostri stessi valori e che vi arricchiscono. La vita è saper accettare che non tutti siamo uguali, quindi l’importante è non ferirci l’un l’altro.

Le persone a cui tenete sono quelle che vi rendono felici, quelle da cui imparate. Loro saranno la vostra vitamina contro chi cerca di spegnere la vostra luce.

Scoprite come combattere la tristezza in modo naturale

 

ALLONTANATEVI DALLE “TRAGEDIE”

Conoscete molte persone dipendenti dalle tragedie? Sono personalità che creano le proprie tormente e che piangono quando piove.

Adorano fare le vittime, manipolare ed ingigantire qualsiasi piccolo dettaglio per iniziare una sfilza di tragedie. È un atteggiamento pericoloso da cui bisogna allontanarsi.

 

COLTIVATE IL SENSO DELL’UMORISMO

La vita è felicità e la felicità e, prima di tutto, allegria. Non c’è arma più potente del senso dell’umorismo: rallegra cuori e disarma le persone portatrici di oscurità.

Si è soliti dire che solo le persone intelligenti sono capaci di godere di senso dell’umorismo. Applicatelo giorno dopo giorno e relativizzate tensioni, illuminate la vostra vita con il sorriso e vincete chi desidera spegnere la vostra luce.

 

In conclusione, bisogna accettare che in questa vita conosceremo e dovremo circondarci di persone molto complesse. Non possiamo cambiarle né obbligarle a vedere il mondo dal nostro stesso punto di vista.

Bisogna rispettare, accettare e prendersi cura di se stessi per evitare di essere danneggiati.

Se potremo contare su persone speciali ed autentiche nella nostra cerchia sociale più intima, nessuno potrà mai spegnare la nostra luce!

 

(articolo tratto da http://ghiandolapineale.blogspot.it/2017/02/chi-brilla-di-luce-propria-infastidisce.html )

Il tuo corpo e la tua mente cambiano ogni 7 anni – Ecco i cicli della vita

La vita umana è composta da ritmi e da cicli. La biologia ci insegna che il nostro organismo rinnova completamente le sue cellule, ad eccezione di quelle del sistema nervoso, ogni sette anni e quindi allo scadere di ogni settimo anno il nostro corpo non è più lo stesso. La psicologia, a sua volta, individua dei cicli settennali di trasformazione individuale cosicché ogni sette anni sperimentiamo una rigenerazione psicofisica dell’intero organismo.

Nel corso della nostra vita passiamo momenti di crisi, evoluzioni, gioie e dolori, che ciclicamente vanno e vengono e se osservate sotto questo punto di vista si scopre che come la natura e gli astri, essere rispettano dei cicli che corrispondono ad una precisa fase della nostra vita.

Nell’antichità era diffusa la conoscenza del ciclo dei sette anni. Nella Medicina Cinese si afferma che l’energia vitale, Ying, si sviluppa nella donna con cicli di sette anni. Il Sufismo, corrente mistica islamica, suddivide la vita in cicli di 7 anni che identificano i 4 Tempi della vita: dalla nascita ai 28 anni c’è il Tempo della Crescita (7-14-21-28), cui corrisponde lo sviluppo dell’organismo e la formazione della personalità; segue il Tempo della Stabilità, dai 28 ai 56 anni, durante il quale si persegue la realizzazione personale e l’equilibrio, poi arriva il Tempo della Prosperità, dai 56 agli 84 anni, infine il Tempo della Saggezza, dagli 84 ai 112 anni.

La miglior definizione di questa conoscenza viene da Ippocrate (460 – 377 a.C.), padre della medicina moderna che diceva:

“Nell’esistenza umana sono presenti sette tempi che chiamiamo “età”: lattante, bambino, adolescente, giovane, adulto, uomo maturo, anziano. Al periodo (mutevole) della Luna, durante la prima infanzia (fino ai sette anni) subentra quello di Mercurio, in cui si acquisiscono le prime conoscenze (7-14 anni), quindi quello di Venere, che rivela la sua forza nelle emozioni passionali dell’adolescenza (14-21 anni); giunge poi lo zenit (solare) della vita, i tre settenni della piena forza vitale e dei desideri d’espansione (21-42 anni). Il regno del malvagio Marte genera un improvviso mutamento e conduce alle lotte, le amarezze e le disillusioni di cui è ricca l’età adulta (42-49 anni). Poi, sotto lo scettro di Giove, si presenta ancora una volta un picco della vita, la maturità propriamente detta, la quale, saggia e serena, contempla le gioie e le sofferenze dell’esistenza, sempre contribuendovi con gaiezza (49-56 anni). Arriva infine, sotto la stella di Saturno, lenta e lontana dalla terra, la grande età in cui le forze vitali si raffreddano e pian piano si fermano”.

A riportare in auge questa conoscenza dei cicli dei sette anni è stato il fondatore della Medicina Antroposofica, Rudolf Steiner (1861-1925), iniziato austriaco, che ha evidenziato l’analogia fra l’evoluzione del sistema solare e dell’essere umano. Ha infatti collegato gli “Archetipi” simbolici dei pianeti alla biografia umana, mettendone in evidenza l’influenza nel corso dei vari settenni. Queste fasi di sviluppo, o settenni, sono tutt’oggi rispettate nella pedagogia Waldorf.

Oggi questa conoscenza dei cicli dei sette anni viene anche chiamata biosofia e suddivide l’esistenza umana in fasce di sette anni come di seguito:

Da 0 a 7, da 7 a 14, da 14 a 21 (Fase dell’educazione e/o incarnazione): vi è relazione con Luna, Mercurio e Venere, dalla nascita a 21 anni
da 21 a 28, da 28 a 35, da 35 a 42 (Fase della coscienza di Sè e/o solare): dai 21 a 42 anni l’uomo trasforma la sua vita interiore sotto l’influsso del Sole
da 42 a 49, da 49 a 56, da 56 a 63 e oltre (Fase della rivelazione di Sè): Marte, Giove e Saturno governano dai 42 ai 63 anni
Le fasi da 0 a 21 anni (Dell’ educazione)

Fascia di età da 0 a 7: L’imitazione

Lo sviluppo fisico è centrato sulla maturazione del sistema neurosensoriale. Per il lattante il senso del tatto (quindi il sentirsi accarezzato e curato con amore) è un veicolo fondamentale per il suo sviluppo, così come l’udito (tono di voce). Il bambino piccolo è completamente dipendente dall’ambiente che lo circonda, in particolare dalla mamma (elemento lunare). Il bambino assorbe le armonie e disarmonie che lo circondano, le percepisce con speciali ʺantenneʺ. LUNA, principio che “rispecchia”.

Fascia di età da 7 a 14: L’apprendistato

Le forze eteriche si liberano dal loro involucro e cominciano a dare vita all’ attività del pensiero e della memoria. A livello fisico si completa lo sviluppo degli organi connessi con il sistema ritmico (cuore, respirazione, circolazione). Avviene il passaggio dai denti da latte a quelli permanenti. È l’età della scuola. Prendono molta importanza la figura del maestro e quelle dei compagni. A livello animico si sperimentano coscientemente forti correnti di simpatia e antipatia. Si sviluppa il pensiero, e la capacità di relazionarsi e comunicare, infatti questo settennio è sotto l’influsso di MERCURIO, dio che unisce e che comunica.

Fascia di età da 14 a 21: L’iniziativa

Durante questo settennio, dominato da Venere e dallo sviluppo del proprio corpo astrale (corpo sottile che racchiude tutta la gamma delle emozioni, dei sentimenti e delle sensazioni provati dall’essere umano), avviene un maremoto, che la persona vive, attraverso i rapporti, emozioni e sentimenti estremi. La persona è assai idealista, e si ribella a qualsiasi forma di autorità per scoprire ciò che davvero vuole nel suo intimo. I genitori devono tassativamente rispettarlo, per evitare conseguenze molto gravi. A livello fisico si completa lo sviluppo degli organi sessuali e delle membra, gli arti si allungano. Si sviluppano il sistema del ricambio e metabolico. Ora – avvenuta la nascita effettiva del corpo astrale – l’adolescente può misurarsi con concetti astratti, e non più solo con una conoscenza per immagini. L’adolescente può iniziare a formarsi un suo giudizio e accosta materie scientifiche (l’algebra, le scienze naturali, la matematica) in cui il vero e il falso siano sperimentabili. L’adolescente comincia sperimentare il bene e il male anche dentro di sé. È attirato da due estremi: dai grandi ideali, ma anche dai lati oscuri della realtà e di sé stesso. Si potrebbe dire che sperimenta la “cacciata dal paradiso”. È il periodo in cui si sveglia alla sessualità:i si comincia a cercare l’altro che ci completa, il partner. E’ il settennio sotto l’influsso di VENERE, principio equilibrante e “armonizzante”. Si chiude così il primo ciclo, quello sotto l’influsso degli “dei” che determinano passivamente il karma, cioè dei processi di sviluppo innati, dovuti a impulsi naturali o “collettivi”, quelli correlati al concetto di “ego“.

Le fasi da 21 a 42 anni (Della coscienza di Sè)

Fascia di età da 21 a 28: La sensibilità

Durante questo settennio il giovane scopre il mondo e rapporti in una forma più vasta. Dominato da Venere e il Sole. Cerca di conoscersi esplorando tutta la ricchezza della sua natura sentimentale (emozioni, sensazioni, percezioni) in una gamma di rapporti e esperienze più vasta possibile. La posta in gioco è cesellare con cura la sensibilità, per fare di sé un uomo o una donna di cuore, base essenziale per un sano sviluppo nella vita adulta. E’ inoltre la fascia di età in cui è possibile guarire le ferite del terzo settennio (dai 14 ai 21 anni).

Fascia di età da 28 a 35: La riflessione

La svolta della vita. Si è all’apice dell’incarnazione e della sua penetrazione nella materia. E’ allo Zenit della vita, ed è caratterizzato dalla riflessione, attraverso la quale l’individuo deve imparare a rispondere ai suoi interrogativi e ridefinire l’idea che si è fatto della conoscenza. Soggiace all’influenza del Sole, ma con un’ulteriore influenza di Mercurio, legato al pensiero. E altresì l’età che permette di guarire le ferite del secondo settennio (dai 7 ai 14 anni).

Fascia di età da 35 a 42: L’individuazione

Questo settennio conclude la grande fase solare della coscienza di sé e trasmette padronanza della personalità. Impariamo finalmente ad agire tenendo conto di ciò che pensiamo e amiamo. Nel cuore di questo periodo si colloca la grande svolta della vita, con la possibilità di orientarsi verso il proprio fine e di cominciare a manifestare la propria specificità. E’ Saturno, pianeta dell’individuazione a reggere questo settennio, sempre insieme al Sole. E’ inoltre la fascia di età in cui è possibile guarire il primo settennio (dalla nascita ai 7 anni).

Le fasi da 42 a 63 anni e oltre (Della rivelazione di Sè)

Fascia di età da 42 a 49: La Libertà

Caratterizza la piena maturità. Ora che l’ Io, l’individualità, ha imparato ad utilizzare i suoi strumenti durante la grande fase solare, è tempo di esprimere tutta la ricchezza creativa. E’ il settennio della libertà. L’individuo deve acquisire piena autonomia. Vive quindi una specie di anti-adolescenza o di pubertà invertita che causa una grande agitazione interiore ed esteriore. Infine, la caratteristica essenziale di questo settennio, è che diventa importantissimo rivolgersi verso il mondo e verso gli altri per imparare a dare e diventare creatori. D’improvviso, viene abbandonata la grande fase solare (sostanzialmente era concentrato su se stesso per coglierne la propria identità e capire chi era, qual era il suo scopo) ed entra in quella di Marte e tutto cambia. In questo settennio:

Anziché coltivare l’individualità deve imparare a rivolgersi agli altri
Anziché concentrarsi esclusivamente su partner e figli, deve aprirsi al mondo e alla fratellanza
Anziché pensare al personale successo sociale, deve collaborare con gli altri nei progetti che vanno oltre la sua portata
E infine, anziché costruirsi interiormente, deve contribuire a edificare il mondo e piantare i semi del futuro
Per riassumere, anziché limitarsi a guardarsi l’ombelico, la persona deve dimenticare se stessa e interessarsi al mondo nel quale vive. Passa dall’individuale al sociale. Espande il proprio Sè agli altri.

Fascia di età da 49 a 56: Il dono di sè

Durante questo settennio, l’individualità umana, già in gran parte libera dall’influenza delle passioni e degli istinti, si disimpegnerà dal sentimento. Questo produce una maggiore tranquillità e più interesse verso gli altri, verso il mondo. Per dirla brevemente, meno egoismo. Più il cinquantenne metterà se stesso al servizio degli altri, specialmente aiutando i più giovani a realizzarsi con quanto ha compreso, più si vedrà offrire possibilità di espansione. Questo settennio è governato da Giove, l’astro che generosamente dispensa saggezza.

Fascia di età da 56 a 63 e oltre: La saggezza

La vita è ben progredita e l’essere umano di questa fascia d’eta ha le spalle sufficientemente solide per intraprendere progetti di grande responsabilità. Si tratta di una fascia d’età in cui raccogliamo i problemi e i benefici della prima infanzia. E’ un periodo di distacco da cui dobbiamo trarre insegnamento dalla vita, trasmettendo nel contempo speranza ai bambini e giovani adulti. Diventa fondamentale essere di sostegno a chi incontriamo. Dopo i 63 anni continua lo sviluppo dell’elemento spirituale nell’uomo, per cui a fronte di un graduale diminuire dell’energia fisica e del deperimento delle forze vitali, alcuni possono sperimentare un aumento delle forze spirituali e di coscienza, corrispondente ai pianeti esterni del sistema solare.
Il periodo che segue al 63° anno è come una nuova fase della vita dell’uomo. Nuova perché non si è più sotto la diretta influenza del sistema solare e dei pianeti (almeno dei “sette” sub-saturniani). È un’età che può portare notevoli slanci di una nuova libertà, nuova giovinezza dell’anima. E’ la fase in cui, a completamento di quanto eventualmente intrapreso nella triade precedente, alcuni uomini sarebbero orientati spontaneamente verso il Sè (principio transpersonale).

Il succedersi ciclico di queste evoluzioni spiega perché nel corso degli anni la nostra “costituzione” può cambiare, malgrado il determinismo genetico. E’ bene fra l’altro, che un eventuale terapeuta sappia valutare i disturbi del paziente in relazione al suo stadio evolutivo, alla tappa che sta vivendo nel suo periodo di vita.

La maggior parte di queste informazioni sono tratte da La tua Vita Cambia ogni 7 Anni a cui rimando per approfondire ulteriormente e trovare informazioni utili per vivere al meglio il proprio ciclo di esistenza

 

(Articolo tratto da https://www.dionidream.com/cicli-sette-anni-biosofia/)

 


 

Campane tibetane: benefici, come sono nate e perché averle in casa

Strumenti originari del Tibet, diffusi in molti altri paesi, oggigiorno vengono utilizzate anche alle nostre latitudini, soprattutto in ambito meditativo essendo considerate strumenti vibrazionali potenti.

Rispetto alle campane classiche, quelle tibetane sono statiche poiché vengono tenute in mano o posizionate a terra con la parte cava rivolta in alto. A contribuire alla loro efficacia è la composizione particolare, frutto della lega di 7 metalli principali (ma in alcuni casi anche di più): l’oro collegato al Sole, l’argento collegato alla luna, il mercurio collegato a Mercurio, il rame collegato a Venere, il ferro collegato a Marte, lo stagno collegato a Giove, il piombo collegato a Saturno. Il procedimento originariamente impiegato per creare questa lega è tuttora sconosciuto.

Il suono, oltre a dipendere da questi materiali, varia a seconda delle caratteristiche di ciascuna campana, per esempio risente anche dello spessore e della forma dello strumento. In via generale, prima di acquistare una campana tibetana, gli esperti suggeriscono di prediligere i modelli meno decorati, realizzati artigianalmente, di spessore medio, contenenti almeno i 7 metalli principali. Ovviamente, nella scelta, è importante considerare anche le sensazioni a pelle, che spesso ci orientano meglio di tante valutazioni logiche. In tale ottica è fondamentale connettersi con la campana per pochi secondi in modo da valutare se si è in grado di entrarvi in risonanza.

 

COME SONO NATE

Le campane tibetane, dette “singing bowls”, sono nate circa 3000 anni fa in Tibet sebbene diffuse ben presto anche in India, Nepal, Giappone e Cina. Secondo quanto riportato dalla maggior parte delle fonti, il loro impiego si fa risalire a una forma di sciamanesimo che le riteneva in grado di guarire le persone avvicinando gli uomini alla divinità. A tale scopo esse venivano realizzate in fasi lunari specifiche e durante la forgiatura si era soliti pronunciare dei mantra in grado di conferire loro un determinato potere a seconda della destinazione d’uso. Custodite per secoli nei monasteri tibetani, hanno iniziato a diffondersi in Occidente a partire dagli anni ’50, in seguito all’occupazione cinese del Tibet.

 

I BENEFICI DELLE CAMPANE TIBETANE

Il motivo per cui le campane tibetane hanno tanto successo, mode a parte, è la loro capacità di riprodurre la vibrazione del suono OM, considerato inno dell’universo, suono primordiale della creazione dal potere purificante. Esso supporta, favorisce, migliora il rilassamento e le pratiche meditative. Dobbiamo infatti considerare che le leggi dei suoni sono le stesse di tutto ciò che vibra e considerato che, nell’universo, ogni cosa vibra, essi si rivelano davvero molto efficaci a livello sottile.

In particolare, i suoni emessi dalle campane tibetane risultano sintonizzati con le vibrazioni planetarie, a tutto vantaggio di chi ne fa uso, suonandole o semplicemente ascoltandole. Ed ecco spiegato il perché siano tanto diffuse nelle lezioni di yoga, meditazione, pilates e via dicendo. Ma anche negli stessi bagni di gong che in alcuni casi ricorrono a diversi strumenti, fra cui le famose campane. Nel bagno esse avvolgono con il suono i partecipanti risvegliandone la consapevolezza interiore, favorendone il totale rilassamento, ristabilendo le frequenze corporee naturali, aiutando a sbloccare eventuali meccanismi inceppati.

A quanto pare esse sarebbero utili anche nei lavori di riequilibrio dei 7 chakra, vista la curiosa corrispondenza tra i 7 metalli di cui sono formate e i 7 rispettivi pianeti. Ovviamente le campane tibetane possono essere impiegate insieme ad altri strumenti o affiancate da massaggi e trattamenti di vario genere.

 

PERCHE' AVERLE IN CASA

Le campane tibetane possono essere impiegate anche individualmente prima e dopo una meditazione, utilizzate come sottofondo, associate al canto di mantra specifici. Il solo fatto di suonarle rilassando le spalle, portando l’attenzione ai movimenti delle mani, è un metodo di concentrazione efficace. Senza contare i benefici a carico dello stress e di problemi di insonnia oggigiorno molto diffusi. Non solo. Esse favoriscono l’equilibrio emozionale, conferiscono energia, diminuiscono la contrazione muscolare, intervengono su eventuali disturbi psicosomatici, migliorano la concentrazione, normalizzano la pressione sanguigna, stimolano il sistema immunitario.

In via generale, esistono due metodi per suonarle: colpendole come un gong o strofinandole sul bordo con l’apposito bastoncino. Se le campane di dimensioni maggiori solitamente vengono colpite, quelle più piccole si adattano ad entrambi i metodi. Queste ultime vanno collocate sul palmo della mano con le dita stese e colpite o strofinate sotto il bordo esterno. Le campane di medie dimensioni vanno posizionate sul palmo della mano e colpite con il legnetto e strofinate sul bordo con la parte del legno priva di rivestimento. Infine le campane più grandi vanno appoggiate su un cuscino e possono essere suonate con appositi legnetti, mazzette di gong o strofinate con bastoncini rivestiti che ne evitino il danneggiamento. Il suono delle campane più grandi crea forti vibrazioni ed è più profondo rispetto alle altre. Inoltre le campane grandi offrono la possibilità di sperimentare, riempiendole per esempio di acqua.

Chi utilizza le campane tibetane consiglia frequentemente di esercitare, se le si strofina, una pressione progressiva verso il centro delle campane che aumenta con l’aumentare del suono. Inoltre si ritiene che un colpetto prima di iniziare a suonarle possa favorirne l’entrata in risonanza. Ma al di là delle regole base, ognuno di noi acquisirà man mano un proprio modo di suonarle che dipenderà anche dalle caratteristiche della campana tibetana stessa.

Laura De Rosa  www.yinyangtherapy.it

(Articolo tratto da http://www.eticamente.net/ )

A proposito di "MANDALA"

Comunemente, in modo forse erroneo o un po’ superficiale, si è portati a credere che il mandala sia solo un disegno coreografico, variopinto, contenente alcuni significati di natura esoterica o trascendentale e filosofica.

Se questo può risultare vero, ma solo in piccolissima parte, non bisogna trascurare il fatto che, a livello scientifico, il MANDALA assume un significato di natura molto più importante e legato all’esistenza stessa.

Se ci soffermiamo su quelle informazioni che troviamo all’interno delle varie pagine web nell’universo Internet, avremo solo una piccola idea (a volte anche confusa) di ciò che è racchiuso all’interno di un progetto così complesso che costituisce il MANDALA.

Se analizziamo il termine MANDALA, direttamente dal sanscrito, ne ricaviamo il significato letterale di «contenitore di essenza», che di per se già concede una vaga idea di quanto può esserci dietro a questa forma geometrica.

E qui siamo al punto: “FORMA GEOMETRICA”, perché è di questo che si tratta. Il MANDALA altro non è che una forma geometrica ripetuta all’infinito: UN FRATTALE.

Con i frattali si può comporre qualsiasi immagine, od oggetto.

Noi stessi siamo “FRATTALI” in quanto le cellule che compongono i nostri organi, i nostri tessuti, il nostro corpo si sono riprodotte, e moltiplicate “quasi all’infinito” per comporre ciò di cui siamo fatti.

Possiamo, quindi, considerare il MANDALA come uno schema di progetto sul quale si basa la nostra stessa essenza: da ciò che siamo sino a ciò con cui interagiamo giorno per giorno.

Quanto scritto ha il solo compito di costituire un spunto di riflessione su ciò che il MANDALA rappresenta, ciascuno sarà libero di interpretarlo come vuole, e di effettuarne ulteriori ricerche, ma il nucleo di tutto ciò resta immutato ed immutabile.

 

 

 


 

 

 

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