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La ricerca scientifica sull’Hatha Yoga

Le ricerche scientifiche indicano che, all’interno di programmi pensati per favorire il benessere mentale e fisico di coloro che hanno una patologia conclamata, l’Hatha Yoga è uno strumento utile, pratico e valido.

La pratica regolare dell’Hatha Yoga, favorendo cambiamenti positivi nella qualità di vita e nelle condizioni fisiche e mentali, promuove il miglioramento di tanti aspetti legati alla nostra salute e l’equilibrio tra corpo, mente ed emozioni (Halder, Chatterjee, Pal, Tomer, Saha, 2015).

Dalle evidenze scientifiche emerge che la pratica dell’Hatha Yoga ha un effetto positivo sulla forma fisica migliorando, ad esempio, la resistenza cardiorespiratoria e il funzionamento neuromuscolare, alleviando i sintomi e la percezione dello stress (Halder et al, 2015). Inoltre, favorisce un cambiamento positivo nelle caratteristiche antropometriche e nella flessibilità (Cheung, Wyman, Bronas, McCarthy, Rudser & Mathiason, 2017; Cheung, Wyman, Resnick & Savik, 2014). Le posture, la respirazione e gli esercizi meditativi aiutano ad affinare anche la capacità di elaborazione delle informazioni percettive, visuo-spaziali e l’attenzione (Gothe, Kramer, McAuley, 2017) e contribuiscono a migliorare la percezione di sé aumentando il senso di agency (Gwiaździński, Fedyk, Krawczyk, Szymański, 2017).

Nello specifico la pratica degli asana giova alle funzioni cognitive aumentando il flusso sanguigno cerebrale, la neurogenesi e i fattori neurotrofici che supportano la salute neuronale; mentre gli esercizi di respirazione e di meditazione agiscono positivamente sulle funzioni cognitive aiutando a focalizzare l’attenzione sul momento presente (Derry, Jaremka, Bennett, Peng, Andridge, Shapiro, Malarkey, Emery, Layman, Mrozek, Glaser & Kiecolt-Glaser, 2015).

L’Hatha Yoga è un intervento aggiuntivo efficace anche per coloro che continuano ad avere sintomi depressivi nonostante abbiano intrapreso un trattamento farmacologico e psicoterapeutico. In studi scientifici che si sono concentrati su persone con depressione è emerso infatti che, attraverso la pratica dello Yoga, il funzionamento sociale e personale migliora e si sviluppa una percezione generale più adeguata della propria salute nel tempo (Uebelacker, Tremont, Gillette,Epstein-Lubow,Strong, Abrantes, Tyrka, Tran, Gaudiano, Miller, 2017). La pratica si è rivelata inoltre uno strumento efficace anche nel diminuire in modo significativo la ruminazione, quindi nel favorire il benessere (Kinser, Bourguignon, Whaley, Hauenstein & Taylor,2013), e nel ridurre i sintomi depressivi anche nei controlli di follow up (Uebelacker et al, 2017). L’uso dell’Hatha Yoga sarebbe quindi da promuovere all’interno di progetti di cura e promozione della salute per persone che soffrono o hanno sofferto di depressione, anche perché i benefici di tale pratica sembrano cumularsi nel tempo (Uebelacker et al, 2017).

La depressione è spesso presente, insieme all’ansia, nelle persone con disturbi alimentari. Dalle ricerche scientifiche emerge che la pratica dell’Hatha Yoga, inserita all’interno di un programma di trattamento ambulatoriale dei disturbi alimentari, favorisce la riduzione di questi sintomi e del disturbo dell’immagine corporea senza influire negativamente sul peso (Hall, Ofei-Tenkorang, Machan, Gordon, 2016). L’Hatha Yoga è quindi una pratica efficace nel favorire l’autoaccettazione, la riduzione dello stress e dei sintomi legati all’umore anche per persone con disturbi alimentari che seguono un programma di trattamento ambulatoriale standard (Hall et al, 2016).

Gli stati affettivi negativi come ansia e depressione sono comuni anche dopo una malattia cardiovascolare, in questi casi infatti il tasso di prevalenza può arrivare fino al 31% (Yeung, Hosen Kiat, ,Denniss, Birinder, Cheema, Bensoussan, Machliss, Colagiuri & Chang, 2014). Da quanto emerso dalle ricerche scientifiche sulla riabilitazione cardiaca l’Hatha Yoga risulta benefico per la circolazione del sangue in quanto l’attivazione e il rilassamento dei muscoli durante il movimento migliorano gli effetti della pompa muscolo-scheletrica, mentre la co-attivazione dei muscoli antagonisti durante le posture può creare regioni di pressioni relativamente basse e alte che migliorano la circolazione sanguigna (Yeung, et al, 2014). Complessivamente è una pratica equilibrata che può ridurre i sintomi psicosociali, migliorare l’umore e le funzioni cardiovascolari e cognitive (Yeung et al, 2014), quindi, può essere utile inserirla all’interno dei programmi di riabilitazione cardiaca.

La ricerca scientifica mostra che la pratica dell’Hatha Yoga è efficace anche nel caso in cui si stia portando avanti una battaglia contro un cancro. Le donne sopravvissute al tumore al seno che, oltre alle cure mediche e ai controlli obbligatori, praticano Hatha Yoga, per esempio, sperimentano maggiore vitalità e la diminuzione dei sintomi depressivi rispetto ai gruppi di controllo (Kinser, Bourguignon, Whaley, Hauenstein& Taylor, 2013). L’attività dell’Hatha Yoga sembra avere una funzione significativa anche nel favorire la riduzione dell’infiammazione post operatoria e del senso di fatica percepita (Kinser et al, 2013). La pratica delicata, gli esercizi di respirazione e le meditazioni possono, quindi, essere utilizzati per contribuire a ridurre efficacemente le diverse difficoltà, come il dolore, la depressione o la stanchezza, che possono essere presenti, anche a causa delle cure mediche, nelle donne che hanno avuto un cancro al seno.

Recentemente sono state condotte delle ricerche anche sugli effetti dell’Hatha Yoga sulla salute di persone che sono state trattate per un tumore alla testa e al collo. La cura necessaria per questo tipo di tumore purtroppo provoca tossicità a lungo termine e un maggiore peso sul piano fisico e psicosociale nei sopravvissuti (Adair, Murphy, Yarlagadda, Deng, Dietrich & Ridner, 2018). Dagli studi emerge che le posture yoga, il respiro e la meditazione hanno un effetto positivo sulle condizioni di salute degli individui, favoriscono il miglioramento del tono dell’umore, la diminuzione dei sintomi spiacevoli e il recupero della funzionalità della spalla (Adair et al, 2018). L’Hatha Yoga risulta dunque efficace nel ridurre l’impatto degli effetti tardivi successivi al trattamento per un tumore alla testa e al collo (Adair et al, 2018).

Gli anziani con una diagnosi di osteoartrosi che praticano Hatha Yoga, per esempio, hanno un significativo miglioramento nella percezione dei sintomi legati alla patologia e mostrano una diminuzione dell’ansia e della paura di cadere (Cheung et al, 2014). La pratica dunque migliora i sintomi e la funzionalità di queste persone portandole a sperimentare notevoli benefici nella vita quotidiana (Cheung et al, 2014).

Con l’avanzare dell’età aumenta anche il rischio di malattie infiammatorie a causa del declino delle funzioni del sistema immunitario, quindi, la ricerca scientifica ha indagato l’efficacia della pratica dell’Hatha Yoga sull’infiammazione vascolare nelle donne anziane. È emerso che la pratica costante porta dei cambiamenti significativi e positivi nei fattori di infiammazione vascolare (Kim & Ju, 2017) ed è quindi uno strumento valido per contrastare il deterioramento fisico dovuto all’avanzare dell’età.

Dai dati raccolti in letteratura sembrerebbe, quindi, che la pratica dell’Hatha Yoga abbia il potenziale per influenzare positivamente più percorsi patologici; pertanto, risulta opportuno favorire lo sviluppo di interventi di sostegno mente-corpo per promuovere una migliore qualità di vita nei pazienti. Lo Yoga è una pratica poco costosa, facilmente accessibile, adattabile alle caratteristiche dei singoli, valida nel migliorare l’autoefficacia, l’accettazione del proprio corpo e nel ridurre la sintomatologia legata all’età, alla malattia, all’umore e allo stress.

L’Hatha Yoga dunque produce complessivamente benefici significativi nel corpo, aumenta la tolleranza allo stress, diminuisce l’ansia e la depressione, agevola la messa in atto di risposte funzionali per la regolazione emotiva (Medina, Hopkins, Powers, Baird & Smits, 2015) e favorisce il cambiamento delle proprie abitudini con effetti positivi sul proprio benessere e sulla salute mentale.

(articolo liberamente tratto da https://www.istitutobeck.com/yoga/la-ricerca-scientifica-sullhatha-yoga )

Chi brilla di luce propria infastidisce chi vive nell'oscurità

Brillare di luce propria vuol dire godere di buona autostima ed essere orgogliosi di se stessi, inspirare con forza la realtà che vi avvolge e, inoltre, saper dare felicità agli altri.

In fin dei conti, la vita non è così complicata; se smettiamo di “dipendere” dal materialismo e dall’egoismo, così come da altre persone, saremo più liberi ed autentici. In questo modo potremo vivere in totale pienezza.

 

Cosa si intende con “vivere nell’oscurità”?

C’è chi trascorre buona parte della propria vita rinchiuso in quella dimensione in cui l’invidia, i rancori ed i risentimenti verso gli altri non permettono di essere felice.

E dobbiamo fare attenzione, perché, a volte, le persone buie possono spegnere le luci degli altri. Oggi riflettiamo su questo.

 

L’IMPORTANZA DI BRILLARE DI LUCE PROPRIA

Nessuno deve darvi la sua luce, ogni persona deve imparare a coltivare la propria luce personale risolvendo le possibili oscurità che la vita ci presenta ogni tanto.

Per brillare di luce propria, è necessario aver assunto ed integrato tutti i seguenti aspetti:

Imparare che siamo persone uniche ed autentiche. Quello che siete e che avete ottenuto vi identifica e deve inorgoglirvi.

Gli errori o i fallimenti del passato non sono oscurità da nascondere o di cui vergognarsi. Sono esperienze vivide che arricchiscono il nostro ciclo vitale. Sono fatti da cui abbiamo imparato e che abbiamo accettato.

Brillare significa anche saper coltivare la reciprocità. Conosciamo noi stessi e siamo empatici verso gli altri, comprendiamo i loro pensieri e siamo felici per le loro gioie. Non esitiamo ad aiutare, a venire incontro a chi ne ha bisogno, perché fa parte della nostra identità e ci arricchisce.

Accettare tutti questi aspetti richiede, senza dubbio, tempo e molto equilibrio interiore. A volte la vita non ci tratta bene. Il passato di rapporti familiari traumatici, relazioni amorose nocive o aver avuto qualche malattia creano molte oscurità nel nostro cuore.

Tuttavia, lo crediamo o no, nessuno nasce con luce propria. La luce, la fortuna e la felicità si costruiscono ogni giorno essendo coscienti del fatto che meritiamo di entusiasmarci, sorridere ed uscire più forti dalle avversità.

 

PROTEGGERCI DALLE PERSONE CHE SPENGONO LUCI

C’è chi spegne luci tramite il suo negativismo, tramite la sua abilità di farci credere che non siamo capaci e meritevoli di certe cose.

Se non abbiamo una buona autostima, finiremo per soffrire a causa di questi attacchi, soprattutto se provengono da persone per noi importanti.

Prendete nota di quello che bisogna fare per affrontare questi comportamenti e continuare a conservare la propria luce.

 

IGNORARE

È probabile che le persone buie siano familiari e persino qualche collega di lavoro. Invece di arrabbiarci o affrontarli, la cosa migliore è ignorarli.

Dovete capire che dietro questi comportamenti, spesso si nasconde una scarsa autostima, pertanto bisogna comprendere i limiti di queste persone e sapere che non sono come noi.

Accettateli così come sono, accettate voi stessi ed ignorate.

 

CIRCONDATEVI DI PERSONE CHE BRILLANO DI LUCE PROPRIA

Rafforzate le vostre relazioni con amici, parenti e partner che hanno i vostri stessi valori e che vi arricchiscono. La vita è saper accettare che non tutti siamo uguali, quindi l’importante è non ferirci l’un l’altro.

Le persone a cui tenete sono quelle che vi rendono felici, quelle da cui imparate. Loro saranno la vostra vitamina contro chi cerca di spegnere la vostra luce.

Scoprite come combattere la tristezza in modo naturale

 

ALLONTANATEVI DALLE “TRAGEDIE”

Conoscete molte persone dipendenti dalle tragedie? Sono personalità che creano le proprie tormente e che piangono quando piove.

Adorano fare le vittime, manipolare ed ingigantire qualsiasi piccolo dettaglio per iniziare una sfilza di tragedie. È un atteggiamento pericoloso da cui bisogna allontanarsi.

 

COLTIVATE IL SENSO DELL’UMORISMO

La vita è felicità e la felicità e, prima di tutto, allegria. Non c’è arma più potente del senso dell’umorismo: rallegra cuori e disarma le persone portatrici di oscurità.

Si è soliti dire che solo le persone intelligenti sono capaci di godere di senso dell’umorismo. Applicatelo giorno dopo giorno e relativizzate tensioni, illuminate la vostra vita con il sorriso e vincete chi desidera spegnere la vostra luce.

 

In conclusione, bisogna accettare che in questa vita conosceremo e dovremo circondarci di persone molto complesse. Non possiamo cambiarle né obbligarle a vedere il mondo dal nostro stesso punto di vista.

Bisogna rispettare, accettare e prendersi cura di se stessi per evitare di essere danneggiati.

Se potremo contare su persone speciali ed autentiche nella nostra cerchia sociale più intima, nessuno potrà mai spegnare la nostra luce!

 

(articolo tratto da http://ghiandolapineale.blogspot.it/2017/02/chi-brilla-di-luce-propria-infastidisce.html )

Il tuo corpo e la tua mente cambiano ogni 7 anni – Ecco i cicli della vita

La vita umana è composta da ritmi e da cicli. La biologia ci insegna che il nostro organismo rinnova completamente le sue cellule, ad eccezione di quelle del sistema nervoso, ogni sette anni e quindi allo scadere di ogni settimo anno il nostro corpo non è più lo stesso. La psicologia, a sua volta, individua dei cicli settennali di trasformazione individuale cosicché ogni sette anni sperimentiamo una rigenerazione psicofisica dell’intero organismo.

Nel corso della nostra vita passiamo momenti di crisi, evoluzioni, gioie e dolori, che ciclicamente vanno e vengono e se osservate sotto questo punto di vista si scopre che come la natura e gli astri, essere rispettano dei cicli che corrispondono ad una precisa fase della nostra vita.

Nell’antichità era diffusa la conoscenza del ciclo dei sette anni. Nella Medicina Cinese si afferma che l’energia vitale, Ying, si sviluppa nella donna con cicli di sette anni. Il Sufismo, corrente mistica islamica, suddivide la vita in cicli di 7 anni che identificano i 4 Tempi della vita: dalla nascita ai 28 anni c’è il Tempo della Crescita (7-14-21-28), cui corrisponde lo sviluppo dell’organismo e la formazione della personalità; segue il Tempo della Stabilità, dai 28 ai 56 anni, durante il quale si persegue la realizzazione personale e l’equilibrio, poi arriva il Tempo della Prosperità, dai 56 agli 84 anni, infine il Tempo della Saggezza, dagli 84 ai 112 anni.

La miglior definizione di questa conoscenza viene da Ippocrate (460 – 377 a.C.), padre della medicina moderna che diceva:

“Nell’esistenza umana sono presenti sette tempi che chiamiamo “età”: lattante, bambino, adolescente, giovane, adulto, uomo maturo, anziano. Al periodo (mutevole) della Luna, durante la prima infanzia (fino ai sette anni) subentra quello di Mercurio, in cui si acquisiscono le prime conoscenze (7-14 anni), quindi quello di Venere, che rivela la sua forza nelle emozioni passionali dell’adolescenza (14-21 anni); giunge poi lo zenit (solare) della vita, i tre settenni della piena forza vitale e dei desideri d’espansione (21-42 anni). Il regno del malvagio Marte genera un improvviso mutamento e conduce alle lotte, le amarezze e le disillusioni di cui è ricca l’età adulta (42-49 anni). Poi, sotto lo scettro di Giove, si presenta ancora una volta un picco della vita, la maturità propriamente detta, la quale, saggia e serena, contempla le gioie e le sofferenze dell’esistenza, sempre contribuendovi con gaiezza (49-56 anni). Arriva infine, sotto la stella di Saturno, lenta e lontana dalla terra, la grande età in cui le forze vitali si raffreddano e pian piano si fermano”.

A riportare in auge questa conoscenza dei cicli dei sette anni è stato il fondatore della Medicina Antroposofica, Rudolf Steiner (1861-1925), iniziato austriaco, che ha evidenziato l’analogia fra l’evoluzione del sistema solare e dell’essere umano. Ha infatti collegato gli “Archetipi” simbolici dei pianeti alla biografia umana, mettendone in evidenza l’influenza nel corso dei vari settenni. Queste fasi di sviluppo, o settenni, sono tutt’oggi rispettate nella pedagogia Waldorf.

Oggi questa conoscenza dei cicli dei sette anni viene anche chiamata biosofia e suddivide l’esistenza umana in fasce di sette anni come di seguito:

Da 0 a 7, da 7 a 14, da 14 a 21 (Fase dell’educazione e/o incarnazione): vi è relazione con Luna, Mercurio e Venere, dalla nascita a 21 anni
da 21 a 28, da 28 a 35, da 35 a 42 (Fase della coscienza di Sè e/o solare): dai 21 a 42 anni l’uomo trasforma la sua vita interiore sotto l’influsso del Sole
da 42 a 49, da 49 a 56, da 56 a 63 e oltre (Fase della rivelazione di Sè): Marte, Giove e Saturno governano dai 42 ai 63 anni
Le fasi da 0 a 21 anni (Dell’ educazione)

Fascia di età da 0 a 7: L’imitazione

Lo sviluppo fisico è centrato sulla maturazione del sistema neurosensoriale. Per il lattante il senso del tatto (quindi il sentirsi accarezzato e curato con amore) è un veicolo fondamentale per il suo sviluppo, così come l’udito (tono di voce). Il bambino piccolo è completamente dipendente dall’ambiente che lo circonda, in particolare dalla mamma (elemento lunare). Il bambino assorbe le armonie e disarmonie che lo circondano, le percepisce con speciali ʺantenneʺ. LUNA, principio che “rispecchia”.

Fascia di età da 7 a 14: L’apprendistato

Le forze eteriche si liberano dal loro involucro e cominciano a dare vita all’ attività del pensiero e della memoria. A livello fisico si completa lo sviluppo degli organi connessi con il sistema ritmico (cuore, respirazione, circolazione). Avviene il passaggio dai denti da latte a quelli permanenti. È l’età della scuola. Prendono molta importanza la figura del maestro e quelle dei compagni. A livello animico si sperimentano coscientemente forti correnti di simpatia e antipatia. Si sviluppa il pensiero, e la capacità di relazionarsi e comunicare, infatti questo settennio è sotto l’influsso di MERCURIO, dio che unisce e che comunica.

Fascia di età da 14 a 21: L’iniziativa

Durante questo settennio, dominato da Venere e dallo sviluppo del proprio corpo astrale (corpo sottile che racchiude tutta la gamma delle emozioni, dei sentimenti e delle sensazioni provati dall’essere umano), avviene un maremoto, che la persona vive, attraverso i rapporti, emozioni e sentimenti estremi. La persona è assai idealista, e si ribella a qualsiasi forma di autorità per scoprire ciò che davvero vuole nel suo intimo. I genitori devono tassativamente rispettarlo, per evitare conseguenze molto gravi. A livello fisico si completa lo sviluppo degli organi sessuali e delle membra, gli arti si allungano. Si sviluppano il sistema del ricambio e metabolico. Ora – avvenuta la nascita effettiva del corpo astrale – l’adolescente può misurarsi con concetti astratti, e non più solo con una conoscenza per immagini. L’adolescente può iniziare a formarsi un suo giudizio e accosta materie scientifiche (l’algebra, le scienze naturali, la matematica) in cui il vero e il falso siano sperimentabili. L’adolescente comincia sperimentare il bene e il male anche dentro di sé. È attirato da due estremi: dai grandi ideali, ma anche dai lati oscuri della realtà e di sé stesso. Si potrebbe dire che sperimenta la “cacciata dal paradiso”. È il periodo in cui si sveglia alla sessualità:i si comincia a cercare l’altro che ci completa, il partner. E’ il settennio sotto l’influsso di VENERE, principio equilibrante e “armonizzante”. Si chiude così il primo ciclo, quello sotto l’influsso degli “dei” che determinano passivamente il karma, cioè dei processi di sviluppo innati, dovuti a impulsi naturali o “collettivi”, quelli correlati al concetto di “ego“.

Le fasi da 21 a 42 anni (Della coscienza di Sè)

Fascia di età da 21 a 28: La sensibilità

Durante questo settennio il giovane scopre il mondo e rapporti in una forma più vasta. Dominato da Venere e il Sole. Cerca di conoscersi esplorando tutta la ricchezza della sua natura sentimentale (emozioni, sensazioni, percezioni) in una gamma di rapporti e esperienze più vasta possibile. La posta in gioco è cesellare con cura la sensibilità, per fare di sé un uomo o una donna di cuore, base essenziale per un sano sviluppo nella vita adulta. E’ inoltre la fascia di età in cui è possibile guarire le ferite del terzo settennio (dai 14 ai 21 anni).

Fascia di età da 28 a 35: La riflessione

La svolta della vita. Si è all’apice dell’incarnazione e della sua penetrazione nella materia. E’ allo Zenit della vita, ed è caratterizzato dalla riflessione, attraverso la quale l’individuo deve imparare a rispondere ai suoi interrogativi e ridefinire l’idea che si è fatto della conoscenza. Soggiace all’influenza del Sole, ma con un’ulteriore influenza di Mercurio, legato al pensiero. E altresì l’età che permette di guarire le ferite del secondo settennio (dai 7 ai 14 anni).

Fascia di età da 35 a 42: L’individuazione

Questo settennio conclude la grande fase solare della coscienza di sé e trasmette padronanza della personalità. Impariamo finalmente ad agire tenendo conto di ciò che pensiamo e amiamo. Nel cuore di questo periodo si colloca la grande svolta della vita, con la possibilità di orientarsi verso il proprio fine e di cominciare a manifestare la propria specificità. E’ Saturno, pianeta dell’individuazione a reggere questo settennio, sempre insieme al Sole. E’ inoltre la fascia di età in cui è possibile guarire il primo settennio (dalla nascita ai 7 anni).

Le fasi da 42 a 63 anni e oltre (Della rivelazione di Sè)

Fascia di età da 42 a 49: La Libertà

Caratterizza la piena maturità. Ora che l’ Io, l’individualità, ha imparato ad utilizzare i suoi strumenti durante la grande fase solare, è tempo di esprimere tutta la ricchezza creativa. E’ il settennio della libertà. L’individuo deve acquisire piena autonomia. Vive quindi una specie di anti-adolescenza o di pubertà invertita che causa una grande agitazione interiore ed esteriore. Infine, la caratteristica essenziale di questo settennio, è che diventa importantissimo rivolgersi verso il mondo e verso gli altri per imparare a dare e diventare creatori. D’improvviso, viene abbandonata la grande fase solare (sostanzialmente era concentrato su se stesso per coglierne la propria identità e capire chi era, qual era il suo scopo) ed entra in quella di Marte e tutto cambia. In questo settennio:

Anziché coltivare l’individualità deve imparare a rivolgersi agli altri
Anziché concentrarsi esclusivamente su partner e figli, deve aprirsi al mondo e alla fratellanza
Anziché pensare al personale successo sociale, deve collaborare con gli altri nei progetti che vanno oltre la sua portata
E infine, anziché costruirsi interiormente, deve contribuire a edificare il mondo e piantare i semi del futuro
Per riassumere, anziché limitarsi a guardarsi l’ombelico, la persona deve dimenticare se stessa e interessarsi al mondo nel quale vive. Passa dall’individuale al sociale. Espande il proprio Sè agli altri.

Fascia di età da 49 a 56: Il dono di sè

Durante questo settennio, l’individualità umana, già in gran parte libera dall’influenza delle passioni e degli istinti, si disimpegnerà dal sentimento. Questo produce una maggiore tranquillità e più interesse verso gli altri, verso il mondo. Per dirla brevemente, meno egoismo. Più il cinquantenne metterà se stesso al servizio degli altri, specialmente aiutando i più giovani a realizzarsi con quanto ha compreso, più si vedrà offrire possibilità di espansione. Questo settennio è governato da Giove, l’astro che generosamente dispensa saggezza.

Fascia di età da 56 a 63 e oltre: La saggezza

La vita è ben progredita e l’essere umano di questa fascia d’eta ha le spalle sufficientemente solide per intraprendere progetti di grande responsabilità. Si tratta di una fascia d’età in cui raccogliamo i problemi e i benefici della prima infanzia. E’ un periodo di distacco da cui dobbiamo trarre insegnamento dalla vita, trasmettendo nel contempo speranza ai bambini e giovani adulti. Diventa fondamentale essere di sostegno a chi incontriamo. Dopo i 63 anni continua lo sviluppo dell’elemento spirituale nell’uomo, per cui a fronte di un graduale diminuire dell’energia fisica e del deperimento delle forze vitali, alcuni possono sperimentare un aumento delle forze spirituali e di coscienza, corrispondente ai pianeti esterni del sistema solare.
Il periodo che segue al 63° anno è come una nuova fase della vita dell’uomo. Nuova perché non si è più sotto la diretta influenza del sistema solare e dei pianeti (almeno dei “sette” sub-saturniani). È un’età che può portare notevoli slanci di una nuova libertà, nuova giovinezza dell’anima. E’ la fase in cui, a completamento di quanto eventualmente intrapreso nella triade precedente, alcuni uomini sarebbero orientati spontaneamente verso il Sè (principio transpersonale).

Il succedersi ciclico di queste evoluzioni spiega perché nel corso degli anni la nostra “costituzione” può cambiare, malgrado il determinismo genetico. E’ bene fra l’altro, che un eventuale terapeuta sappia valutare i disturbi del paziente in relazione al suo stadio evolutivo, alla tappa che sta vivendo nel suo periodo di vita.

La maggior parte di queste informazioni sono tratte da La tua Vita Cambia ogni 7 Anni a cui rimando per approfondire ulteriormente e trovare informazioni utili per vivere al meglio il proprio ciclo di esistenza

 

(Articolo tratto da https://www.dionidream.com/cicli-sette-anni-biosofia/)

 


 

Campane tibetane: benefici, come sono nate e perché averle in casa

Strumenti originari del Tibet, diffusi in molti altri paesi, oggigiorno vengono utilizzate anche alle nostre latitudini, soprattutto in ambito meditativo essendo considerate strumenti vibrazionali potenti.

Rispetto alle campane classiche, quelle tibetane sono statiche poiché vengono tenute in mano o posizionate a terra con la parte cava rivolta in alto. A contribuire alla loro efficacia è la composizione particolare, frutto della lega di 7 metalli principali (ma in alcuni casi anche di più): l’oro collegato al Sole, l’argento collegato alla luna, il mercurio collegato a Mercurio, il rame collegato a Venere, il ferro collegato a Marte, lo stagno collegato a Giove, il piombo collegato a Saturno. Il procedimento originariamente impiegato per creare questa lega è tuttora sconosciuto.

Il suono, oltre a dipendere da questi materiali, varia a seconda delle caratteristiche di ciascuna campana, per esempio risente anche dello spessore e della forma dello strumento. In via generale, prima di acquistare una campana tibetana, gli esperti suggeriscono di prediligere i modelli meno decorati, realizzati artigianalmente, di spessore medio, contenenti almeno i 7 metalli principali. Ovviamente, nella scelta, è importante considerare anche le sensazioni a pelle, che spesso ci orientano meglio di tante valutazioni logiche. In tale ottica è fondamentale connettersi con la campana per pochi secondi in modo da valutare se si è in grado di entrarvi in risonanza.

 

COME SONO NATE

Le campane tibetane, dette “singing bowls”, sono nate circa 3000 anni fa in Tibet sebbene diffuse ben presto anche in India, Nepal, Giappone e Cina. Secondo quanto riportato dalla maggior parte delle fonti, il loro impiego si fa risalire a una forma di sciamanesimo che le riteneva in grado di guarire le persone avvicinando gli uomini alla divinità. A tale scopo esse venivano realizzate in fasi lunari specifiche e durante la forgiatura si era soliti pronunciare dei mantra in grado di conferire loro un determinato potere a seconda della destinazione d’uso. Custodite per secoli nei monasteri tibetani, hanno iniziato a diffondersi in Occidente a partire dagli anni ’50, in seguito all’occupazione cinese del Tibet.

 

I BENEFICI DELLE CAMPANE TIBETANE

Il motivo per cui le campane tibetane hanno tanto successo, mode a parte, è la loro capacità di riprodurre la vibrazione del suono OM, considerato inno dell’universo, suono primordiale della creazione dal potere purificante. Esso supporta, favorisce, migliora il rilassamento e le pratiche meditative. Dobbiamo infatti considerare che le leggi dei suoni sono le stesse di tutto ciò che vibra e considerato che, nell’universo, ogni cosa vibra, essi si rivelano davvero molto efficaci a livello sottile.

In particolare, i suoni emessi dalle campane tibetane risultano sintonizzati con le vibrazioni planetarie, a tutto vantaggio di chi ne fa uso, suonandole o semplicemente ascoltandole. Ed ecco spiegato il perché siano tanto diffuse nelle lezioni di yoga, meditazione, pilates e via dicendo. Ma anche negli stessi bagni di gong che in alcuni casi ricorrono a diversi strumenti, fra cui le famose campane. Nel bagno esse avvolgono con il suono i partecipanti risvegliandone la consapevolezza interiore, favorendone il totale rilassamento, ristabilendo le frequenze corporee naturali, aiutando a sbloccare eventuali meccanismi inceppati.

A quanto pare esse sarebbero utili anche nei lavori di riequilibrio dei 7 chakra, vista la curiosa corrispondenza tra i 7 metalli di cui sono formate e i 7 rispettivi pianeti. Ovviamente le campane tibetane possono essere impiegate insieme ad altri strumenti o affiancate da massaggi e trattamenti di vario genere.

 

PERCHE' AVERLE IN CASA

Le campane tibetane possono essere impiegate anche individualmente prima e dopo una meditazione, utilizzate come sottofondo, associate al canto di mantra specifici. Il solo fatto di suonarle rilassando le spalle, portando l’attenzione ai movimenti delle mani, è un metodo di concentrazione efficace. Senza contare i benefici a carico dello stress e di problemi di insonnia oggigiorno molto diffusi. Non solo. Esse favoriscono l’equilibrio emozionale, conferiscono energia, diminuiscono la contrazione muscolare, intervengono su eventuali disturbi psicosomatici, migliorano la concentrazione, normalizzano la pressione sanguigna, stimolano il sistema immunitario.

In via generale, esistono due metodi per suonarle: colpendole come un gong o strofinandole sul bordo con l’apposito bastoncino. Se le campane di dimensioni maggiori solitamente vengono colpite, quelle più piccole si adattano ad entrambi i metodi. Queste ultime vanno collocate sul palmo della mano con le dita stese e colpite o strofinate sotto il bordo esterno. Le campane di medie dimensioni vanno posizionate sul palmo della mano e colpite con il legnetto e strofinate sul bordo con la parte del legno priva di rivestimento. Infine le campane più grandi vanno appoggiate su un cuscino e possono essere suonate con appositi legnetti, mazzette di gong o strofinate con bastoncini rivestiti che ne evitino il danneggiamento. Il suono delle campane più grandi crea forti vibrazioni ed è più profondo rispetto alle altre. Inoltre le campane grandi offrono la possibilità di sperimentare, riempiendole per esempio di acqua.

Chi utilizza le campane tibetane consiglia frequentemente di esercitare, se le si strofina, una pressione progressiva verso il centro delle campane che aumenta con l’aumentare del suono. Inoltre si ritiene che un colpetto prima di iniziare a suonarle possa favorirne l’entrata in risonanza. Ma al di là delle regole base, ognuno di noi acquisirà man mano un proprio modo di suonarle che dipenderà anche dalle caratteristiche della campana tibetana stessa.

Laura De Rosa  www.yinyangtherapy.it

(Articolo tratto da http://www.eticamente.net/ )

A proposito di "MANDALA"

Comunemente, in modo forse erroneo o un po’ superficiale, si è portati a credere che il mandala sia solo un disegno coreografico, variopinto, contenente alcuni significati di natura esoterica o trascendentale e filosofica.

Se questo può risultare vero, ma solo in piccolissima parte, non bisogna trascurare il fatto che, a livello scientifico, il MANDALA assume un significato di natura molto più importante e legato all’esistenza stessa.

Se ci soffermiamo su quelle informazioni che troviamo all’interno delle varie pagine web nell’universo Internet, avremo solo una piccola idea (a volte anche confusa) di ciò che è racchiuso all’interno di un progetto così complesso che costituisce il MANDALA.

Se analizziamo il termine MANDALA, direttamente dal sanscrito, ne ricaviamo il significato letterale di «contenitore di essenza», che di per se già concede una vaga idea di quanto può esserci dietro a questa forma geometrica.

E qui siamo al punto: “FORMA GEOMETRICA”, perché è di questo che si tratta. Il MANDALA altro non è che una forma geometrica ripetuta all’infinito: UN FRATTALE.

Con i frattali si può comporre qualsiasi immagine, od oggetto.

Noi stessi siamo “FRATTALI” in quanto le cellule che compongono i nostri organi, i nostri tessuti, il nostro corpo si sono riprodotte, e moltiplicate “quasi all’infinito” per comporre ciò di cui siamo fatti.

Possiamo, quindi, considerare il MANDALA come uno schema di progetto sul quale si basa la nostra stessa essenza: da ciò che siamo sino a ciò con cui interagiamo giorno per giorno.

Quanto scritto ha il solo compito di costituire un spunto di riflessione su ciò che il MANDALA rappresenta, ciascuno sarà libero di interpretarlo come vuole, e di effettuarne ulteriori ricerche, ma il nucleo di tutto ciò resta immutato ed immutabile.

 

 

 


 

 

 

I 18 principi del DALAI LAMA

 

1) Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.

2) Quando perdi, non perdere la lezione.

3) Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.

4) Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.

5) Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.

6) Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.

7) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.

8) Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.

9) Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.

10) Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.

11) Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.

12) Un’atmosfera amorevole nella tua casa dev’essere il fondamento della tua vita.

13) Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.

14) Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.

15) Sii gentile con la Terra.

16) Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.

17) Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.

18) Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

 

Dalai Lama

 

(articolo tratto da http://risvegliati.altervista.org/18-principi-del-dalai-lama/ )

 


 

Le leggi del KARMA secondo il buddhismo

Il KARMA è esperienza,
l’esperienza crea memoria,
la memoria crea immaginazione e desiderio,

il desiderio crea di nuovo il KARMA.”

-Deepak Chopra-

L’obiettivo è riuscire ad approfondire le emozioni associate con la comprensione, la felicità e l’amore. In aggiunta, per il buddismo tutto lo sviluppo spirituale si materializza e si completa con aree come il lavoro sociale, l’etica e la filosofia.


LA NATURA DEL KARMA NEL BUDDHISMO
La parola Karma significa azione e consiste in una forza che trascende. Questo tipo di energia è infinita ed invisibile ed è conseguenza diretta delle azioni dell’essere umano. Il karma si regge su dodici leggi. Ognuna di esse permette di comprendere il senso spirituale dell’esistenza.

Nel buddismo non esiste un Dio che controlla, queste leggi provengono dalla natura (come la legge di gravitazione universale) e le persone hanno il libero arbitrio di applicarle o meno. Di conseguenza, fare bene o male dipende solo da noi e da tale decisione dipendono le conseguenze delle quali siamo, in gran parte, responsabili.

LE DODICI LEGGI DEL KARMA
Queste sono le dodici leggi del karma secondo il buddhismo:

1. LA GRANDE LEGGE: questa legge può essere riassunta nella frase “raccogliamo quello che seminiamo”. È nota anche come la legge di causa ed effetto: quello che diamo all’universo è quello che l’universo ci restituisce, ma se è una cosa negativa, ce lo restituirà moltiplicato per dieci. Se diamo amore, riceviamo amore; se diamo disamore, riceveremo disamore moltiplicato per dieci.

2. LA LEGGE DELLA CREAZIONE: dobbiamo partecipare alla vita. Facciamo parte dell’universo, dunque siamo un tutt’uno con esso. Intorno a noi troviamo indizi del nostro passato remoto. Crea le opzioni che desideri per la tua vita.

3. LA LEGGE DELL'UMILTA': continuerà ad accaderci quello che ci rifiutiamo di accettare. Se siamo capaci solo di vedere gli aspetti negativi degli altri, ristagneremo ad un livello di esistenza inferiore; viceversa, se li accettiamo con umiltà, ascenderemo ad un livello superiore.

4. LA LEGGE DELLA CRESCITA: ovunque tu vada, lì ti troverai. Dinanzi le cose, i luoghi e le altre persone, siamo noi a dover cambiare, e non quello che ci circonda, per evolvere nella nostra spiritualità. Quando cambiamo il nostro essere, la nostra vita cambia.

5. LA LEGGE DELLA RESPONSABILITA': quando ci accade un evento negativo, è perché in noi c’è qualcosa di negativo, siamo il riflesso dell’ambiente circostante. Di conseguenza, dobbiamo affrontare con responsabilità le azioni nella nostra vita.

6. LA LEGGE DELLA CONDIVISIONE: tutto quello che facciamo, per quanto sembri insignificante, è in connessione con l’universo. Il primo passo conduce all’ultimo e tutti sono ugualmente importanti, perché insieme sono necessari per raggiungere il nostro obiettivo. Presente, futuro e passato sono connessi tra loro.

7. LA LEGGE DELLA FOCALIZZAZIONE: non è possibile pensare a due cose simultaneamente. Saliamo gradino dopo gradino, uno alla volta. Non possiamo perdere di vista le nostre mete, perché l’insicurezza e l’ira si adopererebbero di noi.

8. LA LEGGE DEL DARE E DELL'OSPITALITA': se pensate che qualcosa possa essere veritiera, giungerà il momento in cui lo potrete dimostrare. Dobbiamo imparare a dare per mettere in pratica quanto appreso.

9. LA LEGGE DEL "QUI ED ORA": rimanere aggrappati al nostro passato ci impedisce di godere del presente. I vecchi pensieri, le cattive abitudini ed i sogni frustrati ci impediscono di avanzare e di rinnovare il nostro spirito.

10. LA LEGGE DEL CAMBIAMENTO: la storia si ripeterà fino a quando non assimiliamo la lezione che dobbiamo imparare. Se una situazione negativa si presenta più volte, è perché in essa vi è una conoscenza che dobbiamo acquisire. Bisogna indirizzare e costruire il nostro cammino.

11. LA LEGGE DELLA PAZIENZA E DELLA RICOMPENSA: le ricompense sono il risultato dello sforzo previo. A maggiore dedizione, maggiore sforzo e, pertanto, maggiore gratificazione. È un lavoro di pazienza e perseveranza che dà i suoi frutti. Dobbiamo imparare ad amare il nostro posto nel mondo, il nostro sforzo sarà onorato al momento giusto.

12. LA LEGGE DELL'IMPORTANZA E DELL'ISPIRAZIONE: il valore dei nostri trionfi ed errori dipende dall’intenzione e dall’energia che utilizziamo a tale fine. Contribuiamo individualmente ad una totalità, dunque le nostre azioni non possono essere mediocri: bisogna mettere tutto il nostro cuore in ogni apporto che diamo.

(articolo tratto da http://lamenteemeravigliosa.it/leggi-karma-secondo-buddismo/ )

 


 

Perché è così potente colorare i MANDALA

“Ogni cosa che fa il Potere del Mondo è fatta in cerchio.
La volta del cielo è rotonda, e ho sentito che la terra è rotonda come una palla, e così sono tutte le stelle. Il vento, al massimo del suo potere, gira vorticosamente.
Gli uccelli fanno il nido in forma circolare perché la loro è la nostra stessa religione.
Il sole sale e scende lungo il cerchio.
La Luna fa lo stesso ed entrambi sono rotondi.
Anche le stagioni formano un grande cerchio nel loro trasmutare e sempre ritornano laddove furono.
La vita di ogni uomo è un cerchio dalla fanciullezza alla fanciullezza e così è ogni cosa ove si muove il potere.”


( Alce Nero, sciamano della famiglia Lakota Sioux nell’America del Nord )

 

“La parola Mandala deriva dalla lingua indiana sanscrita (मण्डल) e significa “cerchio”. Non esiste al mondo un altro disegno simbolico così universale come il Mandala; compare in ogni cultura e in tempi diversi, dal Tibet lamaistico, all’induismo tantrico, al buddhismo Vajrayana tibetano, agli Indiani Navaho e del Sud-Ovest America. Il più antico Mandala fino ad oggi conosciuto è una “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud. Anche in natura possiamo ritrovare forme mandaliche: nella frutta, nelle pietre, nei fiori, tra gli alberi, nel cielo. Oltre ad essere disegnati, i Mandala vengono anche “vissuti” ed alcuni esempi possiamo ritrovarli in India con la danza del Mandala, tra gli indiani Navaho nelle pratiche di guarigione dove la persona viene posta al centro di un cerchio disegnato sul terreno, mentre in occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari e nel girotondo dei bambini.” spiega lo psicologo clinico Marco Turi.

Carl Gustav Jung, famoso psicoanalista svizzero, studiò i Mandala per oltre 20 anni e scrisse quattro saggi sull’argomento. Per Jung i “Mandala sono uno dei migliori esempi dell’operazione universale di un archetipo” cioè dell’azione di quei temi e schemi dominanti presenti nell’inconscio collettivo du tutti noi.

Durante i periodi di tensione psichica, figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore e dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno o di colui che lo colora perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno.

Nelle filosofie orientali il “mandala” viene utilizzato come mezzo per la meditazione e tramite la sua costruzione o inserimento, l’uomo libera lo spirito, purifica l’anima, entra in comunione con tutte le forze positive presenti nel cosmo.

 

CREARE E COLORARE I MANDALA

La forma più potente di terapia è creare il proprio mandala. Vengono chiamati Mandala non solo le figure circolari ma anche le forme concentriche come quadrati e triangoli. L’importante è che rimangano presenti le caratteristiche principali: un centro dal quale l’energia viene emanata e una proiezione nello spazio-tempo.

I monaci tibetani realizzano i mandala tradizionali con migliaia di granelli di sabbia colorata e una volta terminata l’opera li distruggono per ricordare che nulla nel mondo dura in eterno.

Se creare dei mandala di sabbia colorata come le fantastiche opere dei monaci tibetani non è alla nostra portata, possiamo disegnarli e colorarli oppure acquistare un album di mandala da colorare. Più avanti ci sono 5 mandala che puoi stampare gratuitamente per iniziare a colorare!

Di solito i mandala si colorano partendo dal centro e procedendo verso l’esterno. In questo modo i mandala ci incoraggiano ad una maggiore apertura verso gli altri che parte comunque dalla necessità primaria di conoscere innanzitutto se stessi.

 

GLI 8 BENEFICI DEL COLORARE I MANDALA

I ricercatori hanno osservato infatti che anche semplicemente colorare i mandala ha un profondo effetto sul cervello e sulla nostra mente:

  • Attiva l’emisfero destro del cervello
  • Favorisce la sincronizzazione cerebrale
  • Migliora la creatività e la capacità di risolvere i problemi
  • Alleggerisce la mente
  • Porta in uno stato naturale di meditazione
  • Favorisce l’intuizione e il sorgere di nuove idee e progetti
  • Ha effetto ordinatore sulla nostra psiche grazie al simbolo rappresentato dal mandala
  • E' un attività da fare con i bambini per rafforzare il legame e portarli in uno stato di calma

 

(articolo tratto da https://www.dionidream.com/potere-mandala/)

 


 

TSUNMA

Etimologia e significato:

TSUN:  
Pura, nobile, disciplinata, acculturata, virtuosa, di buon carattere, etc...

TSUNM (noun):
Termine classico utilizzato per indicare una monaca buddhista.

"Dal momento che il termine tibetano colloquiale per una suora è solitamente "Ani", che significa zia, riteniamo che non sia associabile allo status delle suore che al giorno d'oggi sono sia studiose che disciplinate come pure dedite alla pratica. Pertanto sia HH Gyalwang Drukpa, capo del lignaggio Drukpa Kagyu, che HH Karmapa, capo del lignaggio Karma Kagyu, hanno deciso che d'ora in poi le suore dovrebbero essere denominate come "Tsunma", che è l'equivalente di rispettoso ed accurato."

Jetsunma Tenzin Palmo (March 2015)

 


 

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